Verona non sarà capitale italiana della cultura. Le lacrime di coccodrillo versate dal sindaco Sboarina

22 novembre 2020

 

Verona non solo non sarà Capitale italiana della Cultura per l’anno 2022, ma si è vista umiliata con l’esclusione anche dalla selezione che ha scelto le dieci finaliste.

Le ragioni per le quali tutto questo è avvenuto sono diverse.

Va detto, innanzitutto, che dal punto di vista del patrimonio monumentale, museale, bibliotecario, storico, Verona avrebbe avuto diversi assi nella manica, vantando ad esempio alcune unicità mondiali, come l’anfiteatro romano all’aperto più grande e importante, o l’essere l’unica città a che può fregiarsi di una tradizione dantesca, ma anche shakespeariana, fino alla diversificazione delle sue mura, che comprendono manufatti di epoca romana, longobarda, scaligera, veneziana e austriaca. La Biblioteca Capitolare è stata a lungo una delle più importanti d’Europa, mentre il Musero di Scienze Naturale racchiude, tra gli altri, pezzi rarissimi che lo contraddistinguono a livello continentale.

Ci fermiamo qui, ma l’elenco delle magnificenze della nostra città potrebbero continuare a lungo, ma, evdentemente, non bastano le vestigia del passato per decretarla capitale della cultura.

L’amministrazione Sboarina ha cercato di fare tutto da sola, senza avvalersi dell’aiuto di esperti e studiosi, senza coinvolgere attivamente le piccole realtà culturali che lavorano quotidianamente sul territorio e affidando il compito di redigere il dossier relativo al bando ad agenzie esterne all’amministrazione stessa.

La visione culturale della giunta comunale, d’altra parte, è stata sempre incentrata sul gigantismo dei grandi eventi, e dei grandi autori, promuovendo spesso il “divertimentificio” e penalizzando le produzioni del territorio, “colpevoli” forse di non avere abbastanza “mercato” e visibilità.

Uno degli esempi più eclatanti di queste pulsioni, (che non esitiamo a definire insane proprio per il danno che arrecano alla cultura veronese), è riscontrabile nella cosidetta “rigenerazione” del quartiere universitario e multietnico di Veronetta, nel quale noi stessi abbiamo aperto la sede. Veronetta è una vera è propria fucina di attività culturali e sociali autorganizzate e autoprodotte. La volontà politica dell’amministrazione è quella di “normalizzare” il quartiere, rendendolo forse più “pulito” e “decoroso”, ma anche asettico e impersonale, azzerando così la sua linfa vitale. Invece di fornire strumenti e servizi al caleidoscopio rappresentato dal rione storico per permetterne la crescita, la giunta, nel gennaio del 2019, ha pensato bene di cancellare d’imperio la programmazione dell’unico teatro esistente nella zona, (da sempre, e per statuto, dedicato al sociale), per consegnarlo allo showmen Adriano Celentano che lo ha trasformato in un set televisivo da dove veicolare sulla rete nazionale Canale 5 la sua ultima produzione, quell’”Adrian”, che di teatrale aveva davvero poco o nulla, e che si è rivelato un incredibile flop, sia dal punto di vista artistico che di audience, al punto da essere clamorosamente interrotto e sepolto.

L’interno del Teatro Camploy

Ma se parliamo di cultura non possiamo fare a meno di accennare alla situazione della Fondazione Arena, l’ente, presieduto da regolamento dal sindaco, che è stato portato sull’orlo del fallimento nonostante le sue produzioni inerenti il Festival lirico areniano siano un eccellenza a livello mondiale. I “bilanci creativi” dell’amministrazione Tosi hanno consegnato la Fondazione nelle mani dei commissari governativi, che hanno decretato, con il plauso di un sindaco che ne avrebbe comunque preferito la privatizzazione, sacrifici immani a carico di artisti e maestranze. Il licenziamento del corpo di ballo, fortemente voluto da Flavio Tosi, rappresenta ancora oggi una grave ferita, non sanata dal successore Federico Sboarina, nonostante le promesse elettorali.

Rispetto al tema della scarsissima attenzione dedicata ai circuiti di settore, da quello cinematografico, a quello teatrale, letterario ecc…, pensiamo sia rilevante la relazione che il regista veronese Alessandro Anderloni ha argomentato durante una seduta della Commissione Cultura. Si tratta di un documento che, nonostante risalga al 2 ottobre 2018, a nostro avviso mantiene inalterato, purtroppo, tutto il suo impianto. Nel file audio originale, che era archiviato nel portale del Comune di Verona, ma che oggi risulta rimosso, si sentiva il consigliere Andrea Bacciga, oggi nominato alla vicepresidenza della stessa Commissione, (nonostante abbia un processo in corso con l’accusa di essersi esibito in aula consiliare in un saluto fascista), abbandonare indispettito l’aula in segno di forte critica verso le parole di Anderloni.

Ci colpisce particolarmente, visto che abbiamo intitolato il Centro di documentazione alla sua persona, la sostanziale indifferenza rispetto alla figura di Giorgio Bertani, l’editore eclettico e ribelle che era stato anche nominato membro onorario della Società Letteraria di Verona. Se non fosse stato per l’interessamento di alcuni attivisti veronesi e per l’impegno di Marc Tibaldi, che hanno anche prodotto un docufilm sulla sua opera e sul contesto nel quale viveva, la sua dedizione al mondo della cultura sarebbe caduto nel dimenticatoio con il beneplacito dell’amministrazione Sboarina.

Visto che il sindaco Sboarina e la sua giunta, nei giorni scorsi, hanno fatto esercizio di vittimismo e indignazione rispetto alla decisione della giuria che ha estromesso Verona dalla gara, buttandola in politica e accusando i giurati di voler favorire le candidature di città governate dal centrosinistra, bocciando invece quelle amministrate dal centrodestra, non possiamo certo esimerci dal seguire il sindaco sullo stesso terreno da lui proposto.

Noi pensiamo che la cultura, quella con la C maiuscola, dovrebbe rappresentare uno strumento di apertura nei confronti delle diverse soggettività che vivono sul territorio, favorendone la crescita, (non solo dal punto di vista economico) e il confronto.

La cultura, a nostro avviso, ha davvero poco a che fare con i muri, fisici o virtuali che siano, tesi a limitare proprio i valori insiti nel concetto più alto di cultura. Non ha a che fare con la propagazione dell’odio, del sospetto, o con il tentativo di ledere i diritti di chi è ritenuto “diverso”, e non ha a che fare nemmeno con la censura.

Insomma, per dirla con le parole di Alessandro Anderloni, la cultura dovrebbe essere inclusiva e non tesa ad escludere!

Ebbene, tutte queste modalità sono invece ben radicate nell’ideologia di gran parte delle destre, sia di quelle appartenenti all’ultradestra, sia in quelle più istituzionali, alle quali il sindaco Sboarina e la sua giunta attingono a piene mani.

Davvero il sindaco pensava di poter censurare come se nulla fosse quei libri che affrontano la tematica omosessuali come espressione di libertà, arrivando persino a ritirare quelli già presenti nelle biblioteche pubbliche e nelle scuole, tenendo così fede a quanto sta scritto nel suo programma elettorale?

Davvero credeva che le ripetute affermazioni e mozioni sessiste e omofobe, o i sistematici patrocinii e finanziamenti concessi ad eventi di carattere discriminatorio e che strizzano l’occhio all’ideologia nazifascista, non avrebbero pesato sulla bilancia delle decisioni?

E l’organizzazione di un Convegno mondiale, quello delle famiglie (esclusivamente “naturali”), tenutosi a Verona nel marzo del 2019, e fortemente voluto dai consiglieri della maggioranza e adagiato in un contesto fortemente antiabortista e sessista, è forse stato un buon viatico per presentare la candidatura o, invece, ha gettato l’ennesima ombra oscurantista sulla nostra città, prima in assoluto ad ospitare quel baraccone demenziale in tutta l’Europa occidentale?

L’imponenete corteo organizzato da Non Una di Meno che ha attraversato le vie di Verona contrapponendosi al Convegno mondiale delle famiglie

Tornando poi sul già nominato Andrea Bacciga, il vicepresidente della Commissione Cultura, non crediamo sia stata considerata con entusiasmo dai giurati l’episodio che lo ha visto protagonista del “dono” di quindici libri inneggianti al nazifascismo recapitato alla Biblioteca Civica.

Sono solamente alcune delle vicende più eclatanti che hanno costruito lo “spessore culturale” della giunta Sboarina, e che hanno mortificato e umiliato la città, troppe volte finita sulle pagine dei giornali nazionali per motivazioni che traspirano ignoranza e non certo cultura. Le colpe non sono attribuibili solamente all’amministrazione vigente, ma sono il risultato di un lunghissimo perìodo nel quale le pulsioni più retrive hanno alimentato una certa politica e da essa sono state restituite come un’onda ad investire ampie fasce di popolazione, mentre altri, anche se non imbevuti dall’aquitrino formatosi, per troppo tempo si sono limitati a minimizzare crogiolandosi nella loro inconsapevolezza.

Il fatto è che Verona, per ambire a diventare Capitale della Cultura, dovrebbe avere ben altri amministratori. Non possiamo che essere rammaricati per l’esclusione di Verona dalla possibilità di competere per quell’importante titolo ma, nello stesso tempo, avremmo considerato il contrario come un segnale davvero pericoloso, in quanto avrebbe costituito l’ennesimo sdoganamento dell’ignoranza che si atteggia a cultura!

Gli studenti protestano e vogliono risposte…Qualcuno è in asolto?

18 novembre 2020

La locandina dell’iniziativa

 

Ieri gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado hanno messo in scena dei flash-mob davanti ad alcuni istituti cittadini. Si tratta di un’iniziativa nazionale concordata con Priorita alla scuola e Ridateci il futuro, e condotta a Verona dalla Rete degli Studenti Medi.

Essi rivendicano il diritto al tornare nelle aule in presenza, per evitare che, come scrivono in un comunicato stampa, “un’emergenza ne crei un’altra”.

 Non si tratta nè di sottovalutare la pandemia, ma semplicemente di agire con un minimo di buon senso e alla luce dei dati che certificano la scuola come luogo

Ma perché sacrificare la scuola e mettere in gioco il futuro di ragazzi che già hanno pagato un alto prezzo durante la prima ondata di emergenza sanitaria? Perché creare i presupposti per un ulteriore aumenti dell’abbandono scolastico? La scuola dovrebbe essere uno strumento per dare la possibilità a tutte e tutti di non rimanere indietro, riuscendo a colmare le differenze sociali che sono create dal mondo degli adulti e che i ragazzi subiscono loro malgrado. Nemmono in condizioni normali questo principio basilare è sempre garantito, e figuriamoci cosa può accadere in regime di didattica a distanza, quando non tutti partono dalle stesse condizioni, perché alcune famiglie non hanno la connessione internet, altre non hanno il denaro per acquistare i computer o i tablet, e altre ancora vivono in spazi così ristretti da non permettere una soluzione adeguata per seguire le  lezioni.

Ma la scuola è anche fucina di socialità, una necessità alla quale i giovani hanno già rinunciato per diversi mesi e alla quale, proprio per la loro formazione e il loro benessere, non possono rinunciare nuovamente.

Non si tratta di egoismo, come qualcuno potrebbe pensare, perché il presupposto dal quele parte il nostro ragionamento, lo ricordiamo, sono sempre e solo i dati del contagio nelle scuole, forniti dalle autorità competenti.

Tutti devono fare la loro parte, si continua a ripetere, ma pare sia un messaggio inascoltato. Prestando ancora attenzione ai dati è stato ampiamente chiarito che i contagi che si verificano tra gli studenti, e non solo, sono dovuti al mancato adeguamento del trasporto pubblico.

L’estate scorsa sarebbe stato il momento delle scelte e delle azioni e invece, pre quanto riguarda questa tematica, si è forse preferito pensare che il problema non si sarebbe ripresentato.

Il governo era troppo impegnato nel glorificare la mignificenza del caso Italia, così risolutivo nello sconfiggere l’epidenia da apparire ormai un modello vincente e studiato nel mondo. L’opposizione si spingeva a dichiarazioni pericolose affermando che il virus non esisteva più, o era talmente depotenziato da rendere inutili le mascherine. Entrambi minimizzavano la possibilità di un ritorno dell’emergenza, troppo occupati nel favorire la stagione turistica e a far ripartire gli affari. Chi provava a mettere in guardia dal facile ottimismo, scienziati compresi, veniva ignorato o additato come corvo terrorista.

E’ stato questo il brodo nel quale alcune prevenzioni dirimenti sono state accantonate, salvo poi, all’ultimo momento, cercare di porvi parzialmente rimedio con ordinanze e decreti framcamente ridicoli. La capienza sui trasporti pubblici ridotta all’80%, (mica poco tra l’altro) senza nemmeno indicare chi e come avrebbe potuto effettivamente controllare l’afflusso delle persone ne è forse l’emblema. Il braccio di ferro tra Regioni e Governo nell’occasione è riaffiorato dirompente ed è stato risolto con compromessi mai all’altezza della situazione.

Difficile anche attribuire le responsabilità di tutti questi errori e delle sottovalutazioni. Le regioni accusano il governo, che sicuramente ha delle colpe, dimenticando però che la riforma del titolo quinto delega proprio alle regioni tematiche come quelle inerenti il trasporto pubblico, devolvendo ad esse il denaro necessario.

In fondo sarebbe forse bastato stipulare convenzioni tra regioni e ditte private del trasporto turistiche, concedendo loro un adeguato compenso in un momento nel quale sono totalmente inattive.

Lo scontro tra regioni e stato centrale è del tutto incacettabile ma con esso si raggiunge il torbido obiettivo di nascondere le responsabilità, di non far uscire la polvere da sotto il tappeto.

A farne le spese sono stati i contagiati, e purtroppo i molti morti, che nella prima ondata si sono registrati a Bergamo e in gran parte della Lombardia, a causa della mancata chiusura della Val Seriana, oggetto di un rimpallo di responsabilità che ha eretto una vera e propria cortina fumogena.

Oggi invece, per le stesse identiche modalità, nè pagano il conto gran parte dei ragazzi, costretti ad una didattica a distanza che li preclude alla socialità, ad una formazione adeguata e, in alcuni casi, allo stesso diritto allo studio sancito nella Costituzione.

Gli studenti, con le loro iniziative di ieri in tutta Italia, chiedono se, almeno ora, si stanno prendendo quei provvedimenti che sono mancati fino ad oggi per tornare nelle aule in prsenza e in sicurezza…Toc, Toc, Toc…C’è qualcuno nei Palazzi dove si prendono le decisioni? Qualcuno risponde? O dovranno buttare giù la porta?

(le foto sono state tratte dalla pagina facebook di Rete Studenti Medi Verona)

COMUNICATI STAMPA:

17.11.15 Rete degli Studenti Medi Verona #Ancora_dimenticati

RASSEGNA STAMPA:

20.11.17 Veronasera “La scuola si fa a scuola”. Sit-in di protesta davanti agli istituti chiusi”.

Un presidio vincente e l’imprescindibilità di un reddito universale di esistenza

14 novembre 2020

 

La locandina dell’iniziativa

Ieri mattina si è tenuto un presidio davanti alla sede della municipalizzata di Verona Agsm, erogatrice di acqua, corrente elettrica e gas. La protesta è stata motivata dalla necessità di risolvere una vicenda legata al distacco di luce e gas subita da una famiglia che non riesce più a pagare le bollette.

In realtà la situazione portata alla ribalta ieri è paradigmatica rispetto alle molte famiglie, o persone singole, che sono in grave difficoltà economica a causa delle attuali difficoltà nel percepire reddito in questo perìodo contraddistinto dalla mancanza totale di “ristoro” nei confronti di chi è già penalizzato dal lavoro nero o di chi è sottoposto a contratti di lavoro talmente precari da non poter accedere comunque a nessun tipo di amortizzatore sociale.

La questione del reddito, inteso come strumento per continuare a soppravvivere al di là dell’effettiva possibilità di lavorare, diventa oggi centrale, e dovrebbe assumere ancor più centralità anche dopo che la crisi pandemica sarà risolta, perché in ogni caso la precerietà di milioni di persone sacrificate allo “sforzo produttivo” non è più accettabile.

Il ritorno alla normalità da più parti invocato rappresenta per molti un incubo, perché proprio quella normalità costituisce il problema.

Affrontare in questo articolo le connessioni tra la pandemia e l’attuale sistema economico capitalista non è possibile perche equivarrebbe a lanciare slogan senza proporre un’analisi ponderata, come solitamente siamo abituati a fare, ma, in attesa di affrontare tale argomento in modo più complesso, riteniamo di non poterci esimere dall’indicare proprio questo tipo di sistema produttivo come responsabile principale della pandemia.

Anche per questo pensiamo che tutte le iniziative tese alla redistribuzione della ricchezza siano, anche eticamente, imprescindibili. Il denaro per istituire un reddito universale a prescindere dalla situazione lavorativa vanno presi a chi, anche in questi mesi, sta aumentando i profitti in modo esponenziale. L’iniziativa più semplice e veloce per affrontare le posizioni più drammatiche è sicuramente la tassa patrimoniale che, mentre nel nostro paese resta un tabù, è stata già introdotta in un altro paese dell’Unione Europea come la Spagna.

 Un reddito svincolato dal lavoro è tanto più necessario anche perché è logico immaginare che la maggior parte dei prossimi investimenti privati, tanto anelati da tutta la politica e la classe imprenditoriale, saranno destinati, per quanto possibile, alla sostituzione della forza lavoro con i robot e le macchine, in nome di una trasformazione industriale peraltro già iniziata da tempo, ma destinata ad una notevole accelerazione, finalizzata al mantenimento del massimo profitto anche nel caso di eventuali prossimie pandemie  che causerebbero nuovi blocchi produttivi.

 

 

Tornando al presidio davanti all’Agsm, che tutto ciò sottende, segnaliamo che i promotori dell’iniziativa, (Laboratorio Autogestito Paratodos, Falegnameria Resistente e Adl Cobas) sono riusciti ad ottenere un incontro con il Presidente della municipalizzata, che ha preso l’impegno, tutto da verificare al di là degli annunci, di bloccare i distacchi di luce, acqua e gas per un lungo perìodo, e a farsi parte attiva anche verso il Comune perché dia tempestive informazioni riguardo alle morosità , cosa che oggi non avviene.

Nel contempo gli stessi promotori,  assieme all’associazione “Equilibrio Precario” hanno aperto uno sportello sociale denominato “Stop bollette e taglio utenze” con l’obiettivo di supportare le persone che riscontrano queste problematiche.

Per Informazioni

adlcobasverona@gmail.com

paratods19@gmail.co

Dove va l’America? Trump, verso la sconfitta, prova ad incendiare le polveri

5 novembre 2020

 

 

 

Ieri mattina presto l’elezione di Joe Baiden alla Casa Bianca pareva compromessa, ma già a metà mattinata abbiamo assistito ad un’inversione di tendenza. Il candidato democratico è passato avanti nei conteggi in Michigan e Wisconsin, come peraltro in Nevada e Arizona. I primi due stati sono stati attribuiri ai democratici mentre negli altri due, oltre a Pennsylvania, Gerorgia e Carolina del Nord, lo spoglio prosegue.

Un record Baiden lo ha già raggiunto, ottenendo il maggior numero di voti mai quantificati da un candidato durante la lunga storia elettorale statunitense. Il merito, in questo caso, più che a lui va però attribuito al presidente in carico, talmente divisivo da aver trasformato la tornata elettorale in un referendum sulla sua gestione presidenziale, oltre chè sulla sua persona, dal carattere spigoloso, ambiguo e contigua alle posizioni dei suprematisti bianchi. Moltissimi americani probabilmente hanno votato Baiden turandosi il naso perché, al di là della sua esperienza politica di lunghissimo corso, egli esprime posizioni moderate e centriste, tanto che, su alcune questioni, è sicuramente più vicino alle rivendicazioni repubblicane che a quelle della sinistra del suo stesso partito.

Sta di fatto che la situazione è tale per cui anche noi, che ci definiamo “di sinistra” senza se e senza ma, ci troviamo a tifare per Joe Baiden.

Il ribaltamento dei primi risultati che parevano dare a Donald Trump una certa sicurezza è dovuto anche all’enorme afflusso di voti postali.

Si tratta di una tipologia di votazione in voga fin dai tempi della Guerra civile americana, quando la si inaugurò per permettere ai soldati di votare, e fino ad ora, a dispetto delle affermazioni di Trump, non è mai stato dimostrato che si sia prestata a brogli nel suo utilizzoi. La campagna elettorale dell’attuale inquilino della Casa Bianca è stata contraddistinta dai tentativi di sabotare il voto postale perché, ha dichiarato csndidamente Trump, “favorisce i democratici”. In effetti questo è ampiamente dimostrato dal fatto che interessa principalmente i grandi centri urbani, normalmente appannaggio del voto democratico, ma anche questo voro è, ovviamente, del tutto legittimo. Questa tendenza è incentivata, quest’anno, dalla paura di infettarsi durante l’attesa nelle code ai seggi.

Trump per questo sta cercando di veicolare il messaggio che solamente i voti espressi direttamente nei seggi siano legittimi e, per avvallarlo, sta provando a interrompere lo spoglio nei seggi degli stati in bilico che si apprestano a scrutare proprio i voti postali, dopo aver rivolto la stessa azione al voto diretto.

 In realtà, quello che si prefigura come un tentativo di scippo elettorale da parte del presidente, non sta decollando  e si riduce, fino ad ora, alla concessione da parte dei giudici che sono chiamati ad esprimersi sulle cause intentate da Trump, di un maggior controllo da parte dei repubblicani sulle operazioni di voto in Pennsylvania. Una situazione che, se si può definire sicuramente intimidatoria, non permette però, come auspicato, il blocco del conteggio dei voti.

Rispetto a questa forzatura, (cosa ben diversa dal riconteggio dei voti, prassi normale in caso di distanze minime tra i candidati e già utilizzato anche dai democratici), pare che gli stessi maggiorenti del partito repubblicano si mantengano abbastanza distaccati, dopo aver anche, in alcuni casi, criticato aspramente Trump per essersi attribuito, nelle ore scorse, la vittoria mentre il conteggio era ancora ampiamente in corso. Il risultato per i repubblicani è in ogni caso davvero positivo, e forse ad alcuni di loro non dispiacerebbe liberarsi di Trump che, lo ricordiamo, rappresenta comunque un corpo estraneo nel partito.

L’attaccamento alla presidenza di Donald Trump non è dovuta semplicemente alla “passione politica” o ad una sana competizione, seppure aspra. Quello che spaventa il presidente è in realtà la possibilità concreta che, una volta persa l’immunità presidenziale, possa ritrovarsi al centro di numerose inchieste giuridiche e congressuali. Non dimentichiamo che l’apparente opulenta ricchezza di Trump nasconde l’opacità delle origini di quello che è effettivamente stato il suo patrimonio, ma anche un debito attuale di 409 milioni di dollari, gran parte dei quali dovrebbero essere restituiti nei prossimi tre anni.

Insomma, potremmo ben dire che la parabola di Trump, “sceso in campo” per salvare le sue aziende, ricorda quella del famoso imprenditore brianzolo sceso nell’agone politico con le stesse motivazioni.

Tutta questa incertezza e le manovre del presidente per invalidare parte dei voti, unitamente alla denuncia di brogli, senza peraltro dimostrarli, sta creando una situazione di alta tensione. Diversi cortei, sia di sostenitori repubblicani che democratici, stanno attraversando molte città degli Stati Uniti. Intimidazioni repubblicane si registrano al di fuori dei seggi in Pennsylvania e Arizona e alcuni arresti sono avvenuti a New York. Per ora niente di eclatante ma se Trump continuasse, come pare intenzionato, a tirare la corda bloccando le operazioni di voto, aizzando nel contempo il suo elettorato, le cose potrebbero precipitare.

Zaia, il “Re del Veneto”, immune al senso di decenza!

Abbiamo scoperto, sfogliando i quotidiani dei giorni scorsi, che la famosa app Immuni, quella ritenuta indispensabile per tracciare gli eventuali contatti con soggetti positivi, in Veneto non ha mai funzionato.

Il problema non è riscontrabile in qualche errore nel sistema dell’app stessa, ma nel fatto che la Regione non ha mai approntato le procedure per attivarla.

Il caso è venuto alla luce grazie ad un cittadino padovano che, dopo aver riscontrato la sua positività attraverso il classico tampone, ha comunicato, in un eccesso di zelo, il suo codice personale all’Ulss di competenza affinchè fosse inserito nella banca dati dei tracciamenti ma, a quel punto, si è sentito rispondere che il suo gesto era inutile in quanto i dati non vengono caricati proprio perché l’app Immuni, nella Regione Veneto, non è mai stata attivata!

 

La vicenda pare non abbia suscitato tutto lo scalpore che meriterebbe, soprattutto in un momento nel quale la curva dei contagi pare tornata a crescere in modo inesorabile.

L’ente preposto, che pare essere proprio quello diretto dalla dottoressa Francesca Russo, si è affrettato a dire che nei prossimi giorni il “problema” verrà risolto.

Di fronte ad una mancanza così macroscopica ci saremmo aspettiati un minimo di autocritica, se non delle scuse vere e proprie, ma il governatore del Veneto pare essere stato molto superficiale e generico rispetto alla vicenda, preferendo evidentemente mantenere un basso profilo nella speranza che la questione si sgonfiasse.

Un comportamento che, vista la posta in gioco, è sicuramente grave, ma che acquista ulteriore gravità se ripercorriamo alcune delle vicende degli ultimi mesi,

Luca Zaia, infatti, è stato rieletto alla guida della Regione anche grazie alla narrativa, veicolata in tutti i modi, del vincente “modello veneto” nel contrasto nella fase più dolorosa dell’epidemia sanitaria. Nelle conferenze stampa quotidiane  ha vantato, giorno dopo giorno, i meriti di un sistema preso a modello a livello internazionale.

L’occupazione dei mass media non è però stato l’unico modo nel quale Luca Zaia, strumentalizzando la lotta al Coronavirus attribuendosi meriti non suoi, ha costruito la suggestione che l’ha portato ad una vittoria plebiscitaria.

La zampata finale della campagna elettorale, definita dall’opposizione “Propaganda da Corea del Nord-Est”, è stata la pubblicazione di un diario-fumetto, dedicato agli alunni delle scuole primarie venete, che racconta la saga del “Re del Veneto”, (che ha le fattezze del governatore Zaia) mentre, assistito dalla principessa, (che invece rappresenta la dottoressa Francesca Russo stilizzata),  e da elfi e maghi, “sconfigge il nemico invisibile”.

E’ così che il diario “Diversamente Veneto”, che normalmente aiutava i bambini ad individuare province e montagne, è diventato oggetto della prosopopea del Presidente della Regione, individuando nei bambini il target ideale per raggiungere i loro genitori in un esercizio di propaganda elettorale antipatico, arrogante e di cattivo gusto.

 

 

 

 

 

Riteniamo doveroso aprire una parentesi per ricordare che si tratta dell’ennesimo fumetto in stile revisionista dopo quello, completamente decontestualizzato e fuorviante, donato a tutte le scuole del “Regno” dalla riconfermata assessora all’istruzione Elena Donazzan. “Foiba Rossa” ispirato dal film “Rosso d’Istria riscrive le vicende relative alle foibe ripercorrendo la storia di Norma Cossetto, brutalmente uccisa dai partigiani titini ed eretta a simbolo nazionalista dalla destra italiana.

 

Tornando al fumetto di Luca Zaia, la nostra definizione di “pubblicazione revisionista” in questo caso è dovuta ad una narrazione del “modello veneto” di lotta al Coronavirus falsata  dall’esclusione dal racconto del vero artefice di quello stesso modello, il microbiologo Andrea Grisanti. E’ stato lui, e non Luca Zaia o la professoressa Russo, ad intervenire nel paesino di Vò Euganeo per impedire che quel focolaio determinasse ciò che è accaduto drammaticamente a Bergamo in seguito all’esplosione del focolaio della Val Seriana. Successivamente è stato sempre Andrea Grisanti, primo su tutto il territorio nazionale, e in contrasto con le stesse indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, a spingere il governatore Zaia ad utilizzare lo strumento dei tamponi. Il professor Grisanti è stato però defenestrato nel momento in cui il Presidente Zaia ha voluto riprendere in mano il timone, tornando ad anteporre l’economia alla salute pubblica e riallineandosi così nel solco del pensiero leghista più salviniano dimostrandosi sordo alle critiche che il microbiologo non lesinava.

D’altra parte, questa lettura distorta è perfettamente in linea con il concetto espresso più volte da Luca Zaia, secondo il quale i meriti nell’aver rallentato l’epidemia in Veneto devono essere attribuiti alla politica, (cioè a lui stesso) e non ai tecnici, (cioè ad Andrea Grisanti) perché è sulla prima che ricadono le responsabilità decisionali.

Seguendo il suo stesso pensiero, non possiamo esimerci dal chiederci perché allora oggi, in relazione al fallimento della sua non azione rispetto all’attivazione della app Immuni, Luca Zaia non abbia la coerenza di adossarsi la completa responsabilità.

Potremmo fermarci qui, ma volendo affondare il colpo fino in fondo non possiamo non aggiungere che ricordiamo bene la spocchia con la quale Luca Zaia accolse la creazione di Immuni, arrivando ad affermare che il Veneto ne avrebbe creata una seconda, funzionante a livello regionale. Evidentemente il progetto si è perso nel rilassamento estivo, forse nella convinzione che tutto fosse ormai passato, ma la vicenda ci lascia in bocca un gusto amaro, che al di là del giudizio sull’utilità dell’app Immuni, pare avere il gusto del boicottaggio.

“Erosiva, la differenza è erotica” contesta e si contrappone alla narrazione al maschile del “Festival della Bellezza”.

Da diversi anni a Verona si tiene il Festival della Bellezza, organizzato dall’associazione Idea e patrocinato dal Comune. Nel corso del tempo l’iniziativa che vorrebbe parlare di eros si è dimostrato sempre più un festival caraterizzato da una visione quasi esclusivamente maschile della tematica, fino ad arrivare all’edizione di quest’anno dove le relatrici invitate sono davvero poche. Accompagnate, tra le altre, dalla scrittrice Michela Murgia, il gruppo femminista Non una di meno Vrona, in collaborazione con diverse altre realtà movimentiste veronesi hanno deciso di evidenziare questa grave mancanza, che loro definiscono “sistemica” organizzando a loro volta una sorta di Controfestival. in questa sezione cerchiamo di ricostruire l’intera vicenda attraverso la pubblicazione e la messa a disposizione di tutte t tutte i nostri lettori di articoli, comunicati stampa e documenti .

 

19 settembre 2020

UN ORGASMO VI SEPPELLIRÀ – Non Una di Meno Verona

 

La serata di ieri è stata incredibile. Dirompente, potente, erotica e, davvero, #erosiva.

Un grazie immenso a tutti e tutte quelle che erano con noi fisicamente in piazza e a chi ci ha seguito a distanza da tutta Italia. Grazie a tutte le realtà che hanno organizzato con noi questo evento nell’arco di una settimana, in barba a tutti i problemi logistici, all’attrezzatura da recuperare, ai permessi che non sono arrivati fino all’ultimo. Grazie infine a MP5, matita militante, per la splendida locandina che ci ha donato, e a tutte le donne meravigliose ed #erosive che hanno parlato:

Michela Murgia

, Chiara Valerio,

Federica Cacciola

, Vera Gheno, Maura Gancitano,

Giulia Blasi

. Avete reso questa serata davvero indimenticabile e siete riuscite a far ridere, godere e ‘venire’ mille persone all’unisono.

PS Ce lo state chiedendo in tantissim*, ma anche noi stiamo cercando di capire se verrà ripubblicato il link dell’intera serata registrata in streaming. Nel frattempo stiamo elaborando un video con alcuni spezzoni della serata… continuate a seguirci!

 

18 settembre 2020

EROSIVE. LA DIFFERENZA E’ EROTICA!

 

L’appello alla partecipazione redatto da Non Una di Meno Verona e siglato da:

Circolo Pink, Sat-Pink Verona e Padova, ANPI Verona,Laboratorio Autogestito Paratodos, Circolo della Rosa Verona, Associazione culturale Isolina e Il Filo Di Arianna, Pianeta Milk – Verona Lgbt Center arci-arcigay, AIED Verona, UDU Verona, Rete degli Studenti Medi Verona, Studenti Per – Accademia di Belle Arti Verona, Gruppo di lettura Berta Cáceres

Venerdì 18 settembre, a partire dalle ore 18.00 a Verona, in Piazza Bra.

Come la pensiamo sui festival di #tuttimaschi l’abbiamo già detto e scritto (badate bene, non stiamo parlando di una questione quantitativa, ma sistemica).

E dunque, ecco una serata che nasce dai nostri desideri, da sguardi e voci differenti: non un evento cultuale, ma di cultura, che racconterà l’eros partendo da sé attraverso letteratura, filosofia e linguistica. Una cultura erosiva: di stereotipi, muri, discriminazioni e declamazioni. E generativa, capace di mettere al mondo nuovi mondi.

IL PROGRAMMA

Michela Murgia Chiara Valerio: “Eros e Thanatos” Giulia Blasi: “Brutta” Federica Cacciola: “Shakespeare in sex” Maura Gancitano: “Il mito della bellezza” Vera Gheno: “Piccola antologia di discorsi sul sesso: dalla letteratura al porno”.

L’eros in piazza

Vieni in piazza, individua il tuo posto preferito e sistema la sedia, lo sgabello o il cuscino che ti sarai portat* da casa.

L’eros ai tempi del Coronavirus

Rispetteremo, con il distanziamento interpersonale e i presidi sanitari (ricorda la mascherina!), tutte le norme previste in materia di prevenzione dal rischio di contagio.

L’eros ai tempi della sorellanza e del consenso

Grazie a tutte le favolose ospiti e a MP5 per la locandina.

Sarà una festa, vi aspettiamo!

 

IL VIDEO DI MICHELA MURGIA AL CONTROFESTIVAL

IL LINK CHE CONDUCE AL VIDEO DELL’INTERA SERATA

 

FOTOGALLERY (Estratte da Facebook)

 

16 settembre 2020

 

12 settembre 2020

Veronasera – «Per ristabilire le quote rosa rinuncio volentieri alla mia partecipazione», scrive ironico Vittorio Sgarbi dopo le polemiche e propone al suo posto «mia sorella Elisabetta» – FESTIVAL BELLEZZA SENZA DONNE, GLI OSPITI COSA DICONO? SGARBI: “RINUNCIO, MANDO MIA SORELLA”.

 

11 settembre 2020

  • Veronasera – Dopo le polemiche a Verona, arriva anche la presa di posizione della consigliera regionale Sandra Miotto che in una lettera inviata agli organizzatori del Festival della Bellezza li invita al «rispetto del principio di parità, di non discriminazione di genere e delle pari – opportunità» – FESTIVAL DELLA BELLEZZA AL “MASCHILE”, SI MUOVE LA REGIONE VENETO: “FORTE SQUILIBRIO DI GENERE”.

 

10 settembre 2020

Regione Veneto (Documento) La lettera della consigliera di parità della Regione Veneto Sandra Miotto, indirizzata agli organizzatori del Festival della Bellezza, che stigmatizza la quasi totale mancanza di presenza femminile

Partito Democratico Verona (Comunicato stampa) UN FESTIVAL DELLA BELLEZZA DEVE NUTRIRE QUESTA CITTA’ ANCHE DI PENSIERO FEMMINILE

 

9 settembre 2020

LA RIMOZIONE DI GENERE AL FESTIVAL DELLA BELLEZZA – Non una di Meno, Michela Murgia, Maggie Taylor

È arrivata anche sui giornali nazionali, spinta dalla presa di parola di molte e molti sui social, una questione che qui a Verona un numeroso gruppo di donne porta avanti da tempo con raccolte firme e proteste: al Festival della Bellezza, promosso da comune, regione, e con un elenco infinito di sponsor che spazia da gruppi editoriali a consigli notarili passando per banche e assicurazioni, sono praticamente #tuttimaschi.

Gli organizzatori si sono giustificati dicendo che “l’attuale programma non riflette quello originario”, e che il vero problema non è che le donne non le abbiano invitate, sono le donne che non ci sono volute venire, per timori e problematiche legate alla Covid-19 (“non se la sono sentita di intervenire”). E dunque, solo maschi coraggiosi e sprezzanti del pericolo al festival di quest’anno. Falso. Dai programmi degli scorsi anni risulta che la situazione è sempre stata quella del #tuttimaschi: o nessuna donna o al massimo tre su venti presenze.

Come scrive Michela Murgia oggi su Repubblica, il problema è generale: “La quota media di partecipazione femminile ai programmi dei festival italiani degli ultimi dieci anni non supera infatti quasi mai il 15%, ma spesso è inferiore, fino ai casi dove si azzera del tutto”. E ancora: “Gli eventi monogenere sono così frequenti che è sorta la necessità di coniare il termine “manels”, che sta per “all-man-panels” (conferenze di soli maschi) e il relativo boicottaggio internazionale, con cellule di attivismo anche in Italia”.

Che fare? Comune e organizzatori da anni ignorano le proteste e, anzi, per il sindaco Sboarina parliamo di un evento che «ha elevato l’offerta culturale della città». Verona che ospita congressi mondiali antiabortisti, che ignora la voce delle donne osannando in Arena uomini accusati di molestie e in cui l’amministrazione sostiene e difende di continuo eventi legati all’estrema destra e al cattolicesimo più estremo si è tra l’altro candidata ad essere capitale della cultura nel 2022.

Che tipo di “cultura” vuol rappresentare questa città?

Murgia suggerisce di rivolgersi ai partecipanti maschi del festival: «Ovviamente a nessuno di loro è stato detto: vieni, non c’è nemmeno una donna, ma immagino che nessuno di loro abbia detto a sua volta: se non c’è nemmeno una donna non vengo. Avrebbero dovuto dirlo? Forse. E forse sono ancora in tempo a dirlo». Si può fare, basta volerlo.

Infine: c’era una giovane donna presente sulla locandina del festival, ora rimossa, ma l’autrice dell’illustrazione, Maggie Taylor, ha fatto sapere che dell’uso ripetuto della sua immagine da parte di un festival-di-soli-maschi non era stata affatto informata.

 

Veronasera (Documento)Vespaio sul Festival della Bellezza: «Poche donne». Maggie Taylor: «Copyright violato»
„Organizzatori obbligati a rimuovere l’immagine tipica della rassegna, la fotografia “Ragazza con un abito di api” dell’artista Maggie Taylor. Critiche per la scarsa presenza femminile, ma il consigliere Pd Benini difende i promotori: «Lasciate perdere le puerili polemiche»“ – VESPAIO SUL FESTIVAL DELLA BELLEZZA: “POCHE DONNE”. MAGGIE TAYLOR: “COPYRIGHT VIOLATO”.

Malora (Documento) OGGETTI MA NON SOGGETTI? IL FESTIVAL DELLA BELLEZZA E LE DONNE. INTERVISTA A GIULIA SIVIERO (Non Una Di Meno Verona)

Traguardi (Comunicato stampa) – CATERINA BORTOLASO E BEATRICE VERZE’ INTERVENGONO SULL’ASSENZA DI OSPITI FEMMINILI NELLA RASSEGNA CULTURALE IN SCENA TRA AGOSTO E SETTEMBRE A VERONA

 

8 settembre 2020

La Repubblica (Documento) – La polemica sulla manifestazione in programma a Verona – IL FESTIVAL DELLA BELLEZZA CHE ESCLUDE LE DONNE – ARTICOLO DI MICHELA MURGIA

I consiglieri leghisti della Regione Veneto che hanno richiesto il bonus di 600 euro stanziato dal governo per le partite Iva in difficoltà

i consiglieri regionali della Laga Alessandro Montagnoli e Riccardo Barbisan, unitamente al vicepresidente della giunta Zaia Gianluca Forcolin, destinatari di migliaia di euro mensili per il ruolo politico ricoperto, hanno richiesto, (e in due casi ottenuto) il bonus da 600 euro stanziato dal governo e stanziato dal governo per le partite Iva in difficoltà. il tutto si inserisce in un contesto ben più ampio che tocca anche il Parlamento. Non si riscontra alcun rilievo penale ma sicuramente un’indegna vicenda legata all’opportunità e all’opportunismo politico. Altra cosa sono invece le richieste dello stesso bonus avanzate da sindaci e consiglieri comunali che, in molti casi, ricevono gettoni di presenza risibili con i quali è davvero impossibile sopravvevere. La differenza va sottolineata perchè, nel caso, ad esempio, del consigliere Montagnoli, il tentativo di unire la sua vicenda con quella di personaggi politici che ricoprono ruoli politici minori, e con ben altri emolumenti, è palese e va rigettato.

 

11 agosto 2020

 

10 agosto 2020

DOCUMENTI il post facebook di Alessandro Montagnoli, dove appare chiaramente che la toppa, a volte, è peggio del buoc

 

 

 

La strage neofascista, i revisionisti e gli ignoranti

2 agosto 2020

Dopo 40 anni dalla strage alla stazione di Bologna, dal passato emergono ancora pezzi di verità.

Il lavoro degli inquirenti della Procura di Bologna, che dal 2018 hanno ricominciato da zero le indagini per rivalutare elementi scartati in altri momenti storici a causa dei depistaggi messi in atto dai servizi segreti controllati da poteri massonici, unitamente alle inchieste giornalistiche della trasmissione “Report” e di Paolo Biondani de “L’Espresso”, hanno portato infatti a nuove rivelazioni.

In particolare, un documento appartenente a Licio Gelli e sequestrato in occasione del suo arresto avvenuto nel 1981 a Ginevra, ha permesso di ripercorrere il flusso di denaro utilizzato per finanziare i terroristi neofascisti, svelando nel contempo inquietanti retroscena sulla vicenda del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi.

Allo stato attuale, quindi, la strage di Bologna è l’unica per la quale sono stati individuati, e condannati, gli esecutori materiali, i depistatori dei servizi segreti italiani legati alla Loggia massonica P2 e il finanziatore Licio Gelli. Inoltre, i legami tra quest’ultimo e i servizi segreti italiani e statunitensi sembrano confermare pienamente quella verità storica già da tempo assodata, che indica nella strategia della tensione, di matrice atlantica, i mandanti dei percorsi destabilizzanti che hanno insanguinato l’Italia con la modalità stragista.

Nonostante tutto questo, l’attuale generazione neofascista pare non voler fare i conti con le sue radici, e ancora oggi cerca di confutare la matrice ideologica delle stragi, indicando altre “piste” e rigettando verità storiche e processuali.

A nostro avviso si tratta di un processo mentale contorto che, pure se in diversa forma, è utilizzato anche per quanto attiene al perìodo storico della Repubblica di Salò. Da una parte si rivendica quel passato, mentre dall’altra i neofascisti odierni cercano di cancellare dalla memoria storica le responsabilità degli eccidi nazifascisti e, quando ciò non è possibile, si rifugiano nella loro età anagrafica, ormai distante da fatti e vicende tanto scomodi.

Quest’anno, ad esempio, la pagina facebook de “Il bastione veronese”, associazione culturale di comodo legata a Forza Nuova, annuncia che, in occasione della terribile strage del 2 agosto a Bologna, i neofascisti scenderanno nelle piazze più rappresentative d’Italia per invocare la verità, cercando di rimuovere quindi quella ufficiale.

Anche in questo caso assistiamo, da una parte al rifiuto di ciò che è stato, ma dall’altra ad un legame molto stretto con quegli anni e quegli ambienti, visto che la formazione nazifascista di Forza Nuova è capeggiata da Roberto Fiore, fondatore del gruppo terrorista di estrema destra “Terza Posizione”.

Accanto a questi tentativi ve ne sono altri, più subdoli e quasi ridicoli, che appaiono come frutto di “semplice” ignoranza ma che forse nascondono qualche cosa di più.

Il 2 agosto scorso, ad esempio, sulla pagina facebook di “Lega Nord Cerea”, è stato pubblicato un post che attribuiva la strage di Bologna alle Brigate Rosse. A prima vista potrebbe apparire come uno dei tanti conati di ignoranza ai quali ci hanno abituato gli esponenti della Lega ma, quando, dopo le inevitabili rimostranze per una simile affermazione, il post è stato modificato, abbiamo notato che la volontà di attribuire responsabili alla strage pareva svanita all’improvviso, come se lo scrivere “strage fascista” bruciasse i polpastrelli delle dita sulla tastiera.

Il post pubblicato l’anno scorso sulla pagina Facebook della Lega di Cerea

La memoria è quindi un valore che non è mai assodato una volta e per sempre, e che va rinvigorita anno dopo anno, e sempre più mano a mano che il passato si allontana. Il venire meno a questo impegno può portare a risvolti davvero pericolosi, al revisionismo, al negazionismo e alla decontestualizzazione storica.

Un esposto in Procura contro il camerata Massimo Mariotti

 

L’avvocata Panizzo ha depositato in Procura a Verona un esposto contro Massimo Mariotti, a seguito della pubblicazione da parte di quest’ultimo, il 2 giugno scorso, di un post facebook nel quale affermava che “l’unica Repubblica è quella Sociale”. Il riferimento alla Repubblica di Salò è inequivocabile e per questo Aned Verona (l’associazione degli ex deportati nei campi di sterminio nazisti), Rifondazione Comunista e l’Associazione Infospazio161, che ospita anche il Centro di Documentazione Giorgio Bertani, hanno deciso di presentare l’esposto.

I reati ipotizzati e per i quali si chiede di indagare  sono apologia di fascismo e manifestazione fascista.

Riteniamo che soprattutto chi ricopre incarichi pubblici, lautamente pagati dai cittadini della vituperata Repubblica Italiana, nata dalla lotta antifascista, non possano concedersi affermazioni simili.

Crediamo quindi che Massimo Mariotti, non nuovo ad episodi simili, non dovrebbe concorrere alle prossime elezioni regionali, dove risulta candidato nel listino di Fratelli d’Italia, né mantenere la carica di Presidente della partecipata dal Comune di Verona Serit, né, infine, quella di consigliere del Consorzio Zai, altra partecipata municipale.

Non avendo alcuna illusione sul ravvedimento del camerata Mariotti, abbiamo lanciato, nei primi giorni di giugno, una petizione indirizzata, tra gli altri, al sindaco di Verona e al capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Veneto, chiedendo la rimozione di Massimo Mariotti da tutti gli incarichi.

Nemmeno nei destinatari della petizione abbiamo molta fiducia, anche se ci auguriamo che l’esposto in oggetto possa consigliare una presa di distanza dalle affermazioni di Mariotti e la revoca dei suoi incarichi.

Probabilmente, ce ne rendiamo perfettamente conto, non accadrà nulla di tutto ciò, ma vi invitiamo caldamente a firmare, se non lo avete già fatto, la petizione, e a farla firmare anche ai vostri contatti.

Essa, infatti, speriamo diventi uno strumento per dimostrare la connivenza, che denunciamo da tempo, sempre più stretta tra la cosidetta “destra istituzionale” e la “destra radicale”; più persone prenderanno posizione, a fronte di un silenzio inquietante della “destra istituzionale”, più la sovrapposizione tra le due destre, e l’ipocrisia che ne consegue, sarà visibile.

Anticipandovi che a breve inizieremo una nostra specifica campagna elettorale raccontandovi per filo e per segno fatti e misfatti dei candidati alle prossime elezioni regionali, vi invitiamo a connettervi al link sottostante dove potrete leggere e firmare la petizione. Grazie a tutte e tutti.

https://www.change.org/p/federico-sboarina-urgente-massimo-mariotti-dimissioni-serit-e-ritiro-candidatura-regionali-stop-fascismo