Zaia, il “Re del Veneto”, immune al senso di decenza!

Abbiamo scoperto, sfogliando i quotidiani dei giorni scorsi, che la famosa app Immuni, quella ritenuta indispensabile per tracciare gli eventuali contatti con soggetti positivi, in Veneto non ha mai funzionato.

Il problema non è riscontrabile in qualche errore nel sistema dell’app stessa, ma nel fatto che la Regione non ha mai approntato le procedure per attivarla.

Il caso è venuto alla luce grazie ad un cittadino padovano che, dopo aver riscontrato la sua positività attraverso il classico tampone, ha comunicato, in un eccesso di zelo, il suo codice personale all’Ulss di competenza affinchè fosse inserito nella banca dati dei tracciamenti ma, a quel punto, si è sentito rispondere che il suo gesto era inutile in quanto i dati non vengono caricati proprio perché l’app Immuni, nella Regione Veneto, non è mai stata attivata!

 

La vicenda pare non abbia suscitato tutto lo scalpore che meriterebbe, soprattutto in un momento nel quale la curva dei contagi pare tornata a crescere in modo inesorabile.

L’ente preposto, che pare essere proprio quello diretto dalla dottoressa Francesca Russo, si è affrettato a dire che nei prossimi giorni il “problema” verrà risolto.

Di fronte ad una mancanza così macroscopica ci saremmo aspettiati un minimo di autocritica, se non delle scuse vere e proprie, ma il governatore del Veneto pare essere stato molto superficiale e generico rispetto alla vicenda, preferendo evidentemente mantenere un basso profilo nella speranza che la questione si sgonfiasse.

Un comportamento che, vista la posta in gioco, è sicuramente grave, ma che acquista ulteriore gravità se ripercorriamo alcune delle vicende degli ultimi mesi,

Luca Zaia, infatti, è stato rieletto alla guida della Regione anche grazie alla narrativa, veicolata in tutti i modi, del vincente “modello veneto” nel contrasto nella fase più dolorosa dell’epidemia sanitaria. Nelle conferenze stampa quotidiane  ha vantato, giorno dopo giorno, i meriti di un sistema preso a modello a livello internazionale.

L’occupazione dei mass media non è però stato l’unico modo nel quale Luca Zaia, strumentalizzando la lotta al Coronavirus attribuendosi meriti non suoi, ha costruito la suggestione che l’ha portato ad una vittoria plebiscitaria.

La zampata finale della campagna elettorale, definita dall’opposizione “Propaganda da Corea del Nord-Est”, è stata la pubblicazione di un diario-fumetto, dedicato agli alunni delle scuole primarie venete, che racconta la saga del “Re del Veneto”, (che ha le fattezze del governatore Zaia) mentre, assistito dalla principessa, (che invece rappresenta la dottoressa Francesca Russo stilizzata),  e da elfi e maghi, “sconfigge il nemico invisibile”.

E’ così che il diario “Diversamente Veneto”, che normalmente aiutava i bambini ad individuare province e montagne, è diventato oggetto della prosopopea del Presidente della Regione, individuando nei bambini il target ideale per raggiungere i loro genitori in un esercizio di propaganda elettorale antipatico, arrogante e di cattivo gusto.

 

 

 

 

 

Riteniamo doveroso aprire una parentesi per ricordare che si tratta dell’ennesimo fumetto in stile revisionista dopo quello, completamente decontestualizzato e fuorviante, donato a tutte le scuole del “Regno” dalla riconfermata assessora all’istruzione Elena Donazzan. “Foiba Rossa” ispirato dal film “Rosso d’Istria riscrive le vicende relative alle foibe ripercorrendo la storia di Norma Cossetto, brutalmente uccisa dai partigiani titini ed eretta a simbolo nazionalista dalla destra italiana.

 

Tornando al fumetto di Luca Zaia, la nostra definizione di “pubblicazione revisionista” in questo caso è dovuta ad una narrazione del “modello veneto” di lotta al Coronavirus falsata  dall’esclusione dal racconto del vero artefice di quello stesso modello, il microbiologo Andrea Grisanti. E’ stato lui, e non Luca Zaia o la professoressa Russo, ad intervenire nel paesino di Vò Euganeo per impedire che quel focolaio determinasse ciò che è accaduto drammaticamente a Bergamo in seguito all’esplosione del focolaio della Val Seriana. Successivamente è stato sempre Andrea Grisanti, primo su tutto il territorio nazionale, e in contrasto con le stesse indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, a spingere il governatore Zaia ad utilizzare lo strumento dei tamponi. Il professor Grisanti è stato però defenestrato nel momento in cui il Presidente Zaia ha voluto riprendere in mano il timone, tornando ad anteporre l’economia alla salute pubblica e riallineandosi così nel solco del pensiero leghista più salviniano dimostrandosi sordo alle critiche che il microbiologo non lesinava.

D’altra parte, questa lettura distorta è perfettamente in linea con il concetto espresso più volte da Luca Zaia, secondo il quale i meriti nell’aver rallentato l’epidemia in Veneto devono essere attribuiti alla politica, (cioè a lui stesso) e non ai tecnici, (cioè ad Andrea Grisanti) perché è sulla prima che ricadono le responsabilità decisionali.

Seguendo il suo stesso pensiero, non possiamo esimerci dal chiederci perché allora oggi, in relazione al fallimento della sua non azione rispetto all’attivazione della app Immuni, Luca Zaia non abbia la coerenza di adossarsi la completa responsabilità.

Potremmo fermarci qui, ma volendo affondare il colpo fino in fondo non possiamo non aggiungere che ricordiamo bene la spocchia con la quale Luca Zaia accolse la creazione di Immuni, arrivando ad affermare che il Veneto ne avrebbe creata una seconda, funzionante a livello regionale. Evidentemente il progetto si è perso nel rilassamento estivo, forse nella convinzione che tutto fosse ormai passato, ma la vicenda ci lascia in bocca un gusto amaro, che al di là del giudizio sull’utilità dell’app Immuni, pare avere il gusto del boicottaggio.

“Erosiva, la differenza è erotica” contesta e si contrappone alla narrazione al maschile del “Festival della Bellezza”.

Da diversi anni a Verona si tiene il Festival della Bellezza, organizzato dall’associazione Idea e patrocinato dal Comune. Nel corso del tempo l’iniziativa che vorrebbe parlare di eros si è dimostrato sempre più un festival caraterizzato da una visione quasi esclusivamente maschile della tematica, fino ad arrivare all’edizione di quest’anno dove le relatrici invitate sono davvero poche. Accompagnate, tra le altre, dalla scrittrice Michela Murgia, il gruppo femminista Non una di meno Vrona, in collaborazione con diverse altre realtà movimentiste veronesi hanno deciso di evidenziare questa grave mancanza, che loro definiscono “sistemica” organizzando a loro volta una sorta di Controfestival. in questa sezione cerchiamo di ricostruire l’intera vicenda attraverso la pubblicazione e la messa a disposizione di tutte t tutte i nostri lettori di articoli, comunicati stampa e documenti .

 

19 settembre 2020

UN ORGASMO VI SEPPELLIRÀ – Non Una di Meno Verona

 

La serata di ieri è stata incredibile. Dirompente, potente, erotica e, davvero, #erosiva.

Un grazie immenso a tutti e tutte quelle che erano con noi fisicamente in piazza e a chi ci ha seguito a distanza da tutta Italia. Grazie a tutte le realtà che hanno organizzato con noi questo evento nell’arco di una settimana, in barba a tutti i problemi logistici, all’attrezzatura da recuperare, ai permessi che non sono arrivati fino all’ultimo. Grazie infine a MP5, matita militante, per la splendida locandina che ci ha donato, e a tutte le donne meravigliose ed #erosive che hanno parlato:

Michela Murgia

, Chiara Valerio,

Federica Cacciola

, Vera Gheno, Maura Gancitano,

Giulia Blasi

. Avete reso questa serata davvero indimenticabile e siete riuscite a far ridere, godere e ‘venire’ mille persone all’unisono.

PS Ce lo state chiedendo in tantissim*, ma anche noi stiamo cercando di capire se verrà ripubblicato il link dell’intera serata registrata in streaming. Nel frattempo stiamo elaborando un video con alcuni spezzoni della serata… continuate a seguirci!

 

18 settembre 2020

EROSIVE. LA DIFFERENZA E’ EROTICA!

 

L’appello alla partecipazione redatto da Non Una di Meno Verona e siglato da:

Circolo Pink, Sat-Pink Verona e Padova, ANPI Verona,Laboratorio Autogestito Paratodos, Circolo della Rosa Verona, Associazione culturale Isolina e Il Filo Di Arianna, Pianeta Milk – Verona Lgbt Center arci-arcigay, AIED Verona, UDU Verona, Rete degli Studenti Medi Verona, Studenti Per – Accademia di Belle Arti Verona, Gruppo di lettura Berta Cáceres

Venerdì 18 settembre, a partire dalle ore 18.00 a Verona, in Piazza Bra.

Come la pensiamo sui festival di #tuttimaschi l’abbiamo già detto e scritto (badate bene, non stiamo parlando di una questione quantitativa, ma sistemica).

E dunque, ecco una serata che nasce dai nostri desideri, da sguardi e voci differenti: non un evento cultuale, ma di cultura, che racconterà l’eros partendo da sé attraverso letteratura, filosofia e linguistica. Una cultura erosiva: di stereotipi, muri, discriminazioni e declamazioni. E generativa, capace di mettere al mondo nuovi mondi.

IL PROGRAMMA

Michela Murgia Chiara Valerio: “Eros e Thanatos” Giulia Blasi: “Brutta” Federica Cacciola: “Shakespeare in sex” Maura Gancitano: “Il mito della bellezza” Vera Gheno: “Piccola antologia di discorsi sul sesso: dalla letteratura al porno”.

L’eros in piazza

Vieni in piazza, individua il tuo posto preferito e sistema la sedia, lo sgabello o il cuscino che ti sarai portat* da casa.

L’eros ai tempi del Coronavirus

Rispetteremo, con il distanziamento interpersonale e i presidi sanitari (ricorda la mascherina!), tutte le norme previste in materia di prevenzione dal rischio di contagio.

L’eros ai tempi della sorellanza e del consenso

Grazie a tutte le favolose ospiti e a MP5 per la locandina.

Sarà una festa, vi aspettiamo!

 

IL VIDEO DI MICHELA MURGIA AL CONTROFESTIVAL

IL LINK CHE CONDUCE AL VIDEO DELL’INTERA SERATA

 

FOTOGALLERY (Estratte da Facebook)

 

16 settembre 2020

 

12 settembre 2020

Veronasera – «Per ristabilire le quote rosa rinuncio volentieri alla mia partecipazione», scrive ironico Vittorio Sgarbi dopo le polemiche e propone al suo posto «mia sorella Elisabetta» – FESTIVAL BELLEZZA SENZA DONNE, GLI OSPITI COSA DICONO? SGARBI: “RINUNCIO, MANDO MIA SORELLA”.

 

11 settembre 2020

  • Veronasera – Dopo le polemiche a Verona, arriva anche la presa di posizione della consigliera regionale Sandra Miotto che in una lettera inviata agli organizzatori del Festival della Bellezza li invita al «rispetto del principio di parità, di non discriminazione di genere e delle pari – opportunità» – FESTIVAL DELLA BELLEZZA AL “MASCHILE”, SI MUOVE LA REGIONE VENETO: “FORTE SQUILIBRIO DI GENERE”.

 

10 settembre 2020

Regione Veneto (Documento) La lettera della consigliera di parità della Regione Veneto Sandra Miotto, indirizzata agli organizzatori del Festival della Bellezza, che stigmatizza la quasi totale mancanza di presenza femminile

Partito Democratico Verona (Comunicato stampa) UN FESTIVAL DELLA BELLEZZA DEVE NUTRIRE QUESTA CITTA’ ANCHE DI PENSIERO FEMMINILE

 

9 settembre 2020

LA RIMOZIONE DI GENERE AL FESTIVAL DELLA BELLEZZA – Non una di Meno, Michela Murgia, Maggie Taylor

È arrivata anche sui giornali nazionali, spinta dalla presa di parola di molte e molti sui social, una questione che qui a Verona un numeroso gruppo di donne porta avanti da tempo con raccolte firme e proteste: al Festival della Bellezza, promosso da comune, regione, e con un elenco infinito di sponsor che spazia da gruppi editoriali a consigli notarili passando per banche e assicurazioni, sono praticamente #tuttimaschi.

Gli organizzatori si sono giustificati dicendo che “l’attuale programma non riflette quello originario”, e che il vero problema non è che le donne non le abbiano invitate, sono le donne che non ci sono volute venire, per timori e problematiche legate alla Covid-19 (“non se la sono sentita di intervenire”). E dunque, solo maschi coraggiosi e sprezzanti del pericolo al festival di quest’anno. Falso. Dai programmi degli scorsi anni risulta che la situazione è sempre stata quella del #tuttimaschi: o nessuna donna o al massimo tre su venti presenze.

Come scrive Michela Murgia oggi su Repubblica, il problema è generale: “La quota media di partecipazione femminile ai programmi dei festival italiani degli ultimi dieci anni non supera infatti quasi mai il 15%, ma spesso è inferiore, fino ai casi dove si azzera del tutto”. E ancora: “Gli eventi monogenere sono così frequenti che è sorta la necessità di coniare il termine “manels”, che sta per “all-man-panels” (conferenze di soli maschi) e il relativo boicottaggio internazionale, con cellule di attivismo anche in Italia”.

Che fare? Comune e organizzatori da anni ignorano le proteste e, anzi, per il sindaco Sboarina parliamo di un evento che «ha elevato l’offerta culturale della città». Verona che ospita congressi mondiali antiabortisti, che ignora la voce delle donne osannando in Arena uomini accusati di molestie e in cui l’amministrazione sostiene e difende di continuo eventi legati all’estrema destra e al cattolicesimo più estremo si è tra l’altro candidata ad essere capitale della cultura nel 2022.

Che tipo di “cultura” vuol rappresentare questa città?

Murgia suggerisce di rivolgersi ai partecipanti maschi del festival: «Ovviamente a nessuno di loro è stato detto: vieni, non c’è nemmeno una donna, ma immagino che nessuno di loro abbia detto a sua volta: se non c’è nemmeno una donna non vengo. Avrebbero dovuto dirlo? Forse. E forse sono ancora in tempo a dirlo». Si può fare, basta volerlo.

Infine: c’era una giovane donna presente sulla locandina del festival, ora rimossa, ma l’autrice dell’illustrazione, Maggie Taylor, ha fatto sapere che dell’uso ripetuto della sua immagine da parte di un festival-di-soli-maschi non era stata affatto informata.

 

Veronasera (Documento)Vespaio sul Festival della Bellezza: «Poche donne». Maggie Taylor: «Copyright violato»
„Organizzatori obbligati a rimuovere l’immagine tipica della rassegna, la fotografia “Ragazza con un abito di api” dell’artista Maggie Taylor. Critiche per la scarsa presenza femminile, ma il consigliere Pd Benini difende i promotori: «Lasciate perdere le puerili polemiche»“ – VESPAIO SUL FESTIVAL DELLA BELLEZZA: “POCHE DONNE”. MAGGIE TAYLOR: “COPYRIGHT VIOLATO”.

Malora (Documento) OGGETTI MA NON SOGGETTI? IL FESTIVAL DELLA BELLEZZA E LE DONNE. INTERVISTA A GIULIA SIVIERO (Non Una Di Meno Verona)

Traguardi (Comunicato stampa) – CATERINA BORTOLASO E BEATRICE VERZE’ INTERVENGONO SULL’ASSENZA DI OSPITI FEMMINILI NELLA RASSEGNA CULTURALE IN SCENA TRA AGOSTO E SETTEMBRE A VERONA

 

8 settembre 2020

La Repubblica (Documento) – La polemica sulla manifestazione in programma a Verona – IL FESTIVAL DELLA BELLEZZA CHE ESCLUDE LE DONNE – ARTICOLO DI MICHELA MURGIA

28 agosto 1970: la bomba alla stazione di Verona Porta Nuova

Il 28 agosto è stato il cinquantennale dalla “tentata strage” alla stazione di Verona Porta Nuova, termine che si adatta perfettamente ai fatti che ci accingiamo a raccontarvi.

Il 28 agosto 1970 una valigia contenente una bomba ad orologeria fu piazzata nella sala passeggeri della stazione di Verona Porta Nuova e solamente per un caso fortuito il brigadiere della polizia ferroviaria Mario Casagrande, sentendo un ticchettio provenire dalla borsa incustodita, sventò l’attentato.

La versione riportata dal giornale “La Cronaca di Verona” e L’interrogazione in Senato redatta all’epoca dal senatore Albarello sembra indicare che Casagrande abbia caricato la bomba in macchina portandola in un luogo isolato dove, all’incirca dopo un’ora, avvenne l’esplosione.

 

Si tratta, a nostro avviso, di un punto oscuro della vicenda dato il comportamento di Casagrande sicuramente contrario a tutte le procedure e potrebbe avere influenzato il corretto svolgimento delle indagini successive.

Nessun accenno ad un’evacuazione della stazione o all’impiego di artificieri. La stessa risposta all’interrogante da parte del Ministro dell’interno, Franco Restivo, datata 21 marzo 1971, indica che il materiale esplodente è stato raccolto sul luogo dell’esplosione e CHE quindi la bomba non fu disinnescata precedentemente.

Vogliamo precisare  che non abbiamo alcun elemento, se non questi pochi e parziali indizi, per poter affermare che forse si trattò di un’azione dimostrativa, (magari accompagnata ad un messaggio che avvisava della presenza della bomba e dell’orario dello scoppio) e quindi confutare la versione che appare su articoli e documenti ufficiali.

Non vogliamo inoltre ledere in alcun modo l’immagine del brigadiere che forse, seppure in modo impulsivo, compì davvero un gesto eroico mettendo a repentaglio la sua stessa vita, ma la  tesi che ipotizziamo sopra potrebbe essere supportata anche dal fatto che, come scrisse nella sua risposta il ministro Restivo, la bomba fu depostata nella notte. Forse, se la volontà fosse stata veramente quella di causare una carneficina, la bomba sarebbe stata piazzata durante il momento di maggior afflusso di persone, e quindi di giorno, proprio come accadde dieci anni dopo nella stazione di Bologna.

In ogni caso, al di là delle nostre ipotesi che valgono davvero poco, resta il fatto di un atto criminoso e potenzialmente omicida, perpetrato da persone mai identificate. Le indagini, infatti, come conferma la risposta del ministro, non hanno portato a nulla, ma questo non significa che non si possano fare delle ipotesi, ben più fondate della precedente.

Il contesto storico nel quale si sono svolti i fatti è quello dell’inizio della strategia della tensione. Solamente sei mesi prima era esplosa la bomba alla Banca dell’Agricoltura in Piazza Fontana, a Milano. Le indagini furono viziate da apparati dello stato collusi con la Loggia Massonica P2 di Licio Gelli e con le trame eversive della Nato e dei servizi segreti statunitensi (vedi operazione Gladio) che tentarono di difendere i colpevoli appartenenti ai movimenti neofascisti.

Infatti la manovalanza per il compimento delle stragi tese a destabilizzare l’Italia, fu reclutata tra le organizzazioni neofasciste dell’epoca, di fatto alleate e coperte dai poteri già menzionati e che allora apparivano occulti, o addirittura sconosciuti, ai più.

Un posto di rilievo in quegli intrecci che favorirono il terrorismo nero, purtroppo, lo merita la nostra città. A Verona risiede ancora oggi il Comando Nato delle forze terrestri del Sud Europa, che, accomunata ad una tradizione fascista che risale ai tempi della Repubblica di Salò e al Manifesto di Verona che la formalizzò, creò all’epoca il terreno perfetto per la coltura dei germinaio che contribuì notevolmente ad insanguinare le città del nostro Paese.

Una delle figure chiave di questo progetto era sicuramente Amos Spiazzi, all’epoca capitano di artiglieria affiliato a Gladio, creatore e responsabile della V legione di gladiatori di stanza a Verona, formata 50 possibili guerriglieri.

Secondo la sentenza sull’eversione nera redatta dal giudice Guido Salvini nel 1995, il colonnello Amos Spiazzi era il tratto d’unione tra gli ambienti militari e l’organizzazione neofascista Movimento Politico Ordine Nuovo in Veneto.

Il luogo d’incontro tra gli attivisti di Ordine Nuovo e alcuni ufficiali dell’esercito non era la sede del movimento neofascista situata in via Scudo di Francia, e nemmeno il bar Motta o la birreria Forst in Piazza Brà, luoghi abitualmente frequentati dagli estremisti di destra, ma la palestra di arti marziali di via Sabotino, proprietà di Elio Massagrande, fondatore della cellula veronese di Ordine Nuovo e dirigente nazionale del movimento, e della moglie di Amos Spiazzi! Coincidenze?

Nell’interrogazione di Albarello citata in precedenza, e inerente lo stato delle indagini sulla bomba alla stazione, il senatore chiede se alcuni fatti accaduti in precedenza non siano in qualche modo connessi con il tentato attentato, ventilando così la pista neofascista. Una della vicende riportate dal senatore è il rinvenimento di un deposito di armi da guerra nella provincia di Verona avvenuto nel 1966. I responsabili individuati nell’occasione, risponde il ministro Restivo, (che peraltro smentisce categoricamente ogni possibile legame con la bomba di Porta Nuova), è proprio Elio Massagrande. Assieme a lui viene indicato anche Roberto Besutti, mantovano, creatore, con Massagrande, della cellula neofascista veronese. Si trattava forse di uno dei depositi di armi dell’organizzazione Gladio, della quale era responsabile lo stesso Amos Spiazzi?

Elio Massagrande, in seguito, fuggirà latitante in diversi paesi europei, prima di approdare in Paraguay dove, per conto del dittatore fascista Stroessner, contribuirà alla formazione dei corpi di èlite dell’esercito.

La cellula veronese di Ordine Nuovo pare sia stata implicata anche nella strage di Piazza della Loggia, a Brescia, e, recentemente, proprio il giudice Guido Salvini, che investigò a lungo sulle stragi neofasciste, ha rivelato in un suo libro che l’esecutore materiale della strage di Piazza Fontana era il “paracadutista” veronese, che in seguito è stato individuato dal giornalista Barbacetto nell’ordinovista Claudio Bizzarri.

Per onesta intellettuale è doveroso dare conto di un’altra pista seguita, e cioè quella relativa ai terroristi del Bas, un gruppo indipendentista che aveva come obiettivo la secessione dell’Alto Adige dall’Italia. Lo stesso ministro Restivo dette notizia di indagini che si erano spinte fino in Austria e Germania, i paesi che solitamente ospitavano i terroristi fuggitivi, alcuni dei quali con un passato legato al nazismo.

In realtà questa ulteriore ipotesi appare ben poco concreta perché il Bas si sciolse un anno prima dell’attentato alla stazione di Verona, e da diverso tempo dava comunque segnali di importante indebolimento.

I consiglieri leghisti della Regione Veneto che hanno richiesto il bonus di 600 euro stanziato dal governo per le partite Iva in difficoltà

i consiglieri regionali della Laga Alessandro Montagnoli e Riccardo Barbisan, unitamente al vicepresidente della giunta Zaia Gianluca Forcolin, destinatari di migliaia di euro mensili per il ruolo politico ricoperto, hanno richiesto, (e in due casi ottenuto) il bonus da 600 euro stanziato dal governo e stanziato dal governo per le partite Iva in difficoltà. il tutto si inserisce in un contesto ben più ampio che tocca anche il Parlamento. Non si riscontra alcun rilievo penale ma sicuramente un’indegna vicenda legata all’opportunità e all’opportunismo politico. Altra cosa sono invece le richieste dello stesso bonus avanzate da sindaci e consiglieri comunali che, in molti casi, ricevono gettoni di presenza risibili con i quali è davvero impossibile sopravvevere. La differenza va sottolineata perchè, nel caso, ad esempio, del consigliere Montagnoli, il tentativo di unire la sua vicenda con quella di personaggi politici che ricoprono ruoli politici minori, e con ben altri emolumenti, è palese e va rigettato.

 

11 agosto 2020

 

10 agosto 2020

DOCUMENTI il post facebook di Alessandro Montagnoli, dove appare chiaramente che la toppa, a volte, è peggio del buoc

 

 

 

La strage neofascista, i revisionisti e gli ignoranti

2 agosto 2020

Dopo 40 anni dalla strage alla stazione di Bologna, dal passato emergono ancora pezzi di verità.

Il lavoro degli inquirenti della Procura di Bologna, che dal 2018 hanno ricominciato da zero le indagini per rivalutare elementi scartati in altri momenti storici a causa dei depistaggi messi in atto dai servizi segreti controllati da poteri massonici, unitamente alle inchieste giornalistiche della trasmissione “Report” e di Paolo Biondani de “L’Espresso”, hanno portato infatti a nuove rivelazioni.

In particolare, un documento appartenente a Licio Gelli e sequestrato in occasione del suo arresto avvenuto nel 1981 a Ginevra, ha permesso di ripercorrere il flusso di denaro utilizzato per finanziare i terroristi neofascisti, svelando nel contempo inquietanti retroscena sulla vicenda del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi.

Allo stato attuale, quindi, la strage di Bologna è l’unica per la quale sono stati individuati, e condannati, gli esecutori materiali, i depistatori dei servizi segreti italiani legati alla Loggia massonica P2 e il finanziatore Licio Gelli. Inoltre, i legami tra quest’ultimo e i servizi segreti italiani e statunitensi sembrano confermare pienamente quella verità storica già da tempo assodata, che indica nella strategia della tensione, di matrice atlantica, i mandanti dei percorsi destabilizzanti che hanno insanguinato l’Italia con la modalità stragista.

Nonostante tutto questo, l’attuale generazione neofascista pare non voler fare i conti con le sue radici, e ancora oggi cerca di confutare la matrice ideologica delle stragi, indicando altre “piste” e rigettando verità storiche e processuali.

A nostro avviso si tratta di un processo mentale contorto che, pure se in diversa forma, è utilizzato anche per quanto attiene al perìodo storico della Repubblica di Salò. Da una parte si rivendica quel passato, mentre dall’altra i neofascisti odierni cercano di cancellare dalla memoria storica le responsabilità degli eccidi nazifascisti e, quando ciò non è possibile, si rifugiano nella loro età anagrafica, ormai distante da fatti e vicende tanto scomodi.

Quest’anno, ad esempio, la pagina facebook de “Il bastione veronese”, associazione culturale di comodo legata a Forza Nuova, annuncia che, in occasione della terribile strage del 2 agosto a Bologna, i neofascisti scenderanno nelle piazze più rappresentative d’Italia per invocare la verità, cercando di rimuovere quindi quella ufficiale.

Anche in questo caso assistiamo, da una parte al rifiuto di ciò che è stato, ma dall’altra ad un legame molto stretto con quegli anni e quegli ambienti, visto che la formazione nazifascista di Forza Nuova è capeggiata da Roberto Fiore, fondatore del gruppo terrorista di estrema destra “Terza Posizione”.

Accanto a questi tentativi ve ne sono altri, più subdoli e quasi ridicoli, che appaiono come frutto di “semplice” ignoranza ma che forse nascondono qualche cosa di più.

Il 2 agosto scorso, ad esempio, sulla pagina facebook di “Lega Nord Cerea”, è stato pubblicato un post che attribuiva la strage di Bologna alle Brigate Rosse. A prima vista potrebbe apparire come uno dei tanti conati di ignoranza ai quali ci hanno abituato gli esponenti della Lega ma, quando, dopo le inevitabili rimostranze per una simile affermazione, il post è stato modificato, abbiamo notato che la volontà di attribuire responsabili alla strage pareva svanita all’improvviso, come se lo scrivere “strage fascista” bruciasse i polpastrelli delle dita sulla tastiera.

Il post pubblicato l’anno scorso sulla pagina Facebook della Lega di Cerea

La memoria è quindi un valore che non è mai assodato una volta e per sempre, e che va rinvigorita anno dopo anno, e sempre più mano a mano che il passato si allontana. Il venire meno a questo impegno può portare a risvolti davvero pericolosi, al revisionismo, al negazionismo e alla decontestualizzazione storica.

Un esposto in Procura contro il camerata Massimo Mariotti

 

L’avvocata Panizzo ha depositato in Procura a Verona un esposto contro Massimo Mariotti, a seguito della pubblicazione da parte di quest’ultimo, il 2 giugno scorso, di un post facebook nel quale affermava che “l’unica Repubblica è quella Sociale”. Il riferimento alla Repubblica di Salò è inequivocabile e per questo Aned Verona (l’associazione degli ex deportati nei campi di sterminio nazisti), Rifondazione Comunista e l’Associazione Infospazio161, che ospita anche il Centro di Documentazione Giorgio Bertani, hanno deciso di presentare l’esposto.

I reati ipotizzati e per i quali si chiede di indagare  sono apologia di fascismo e manifestazione fascista.

Riteniamo che soprattutto chi ricopre incarichi pubblici, lautamente pagati dai cittadini della vituperata Repubblica Italiana, nata dalla lotta antifascista, non possano concedersi affermazioni simili.

Crediamo quindi che Massimo Mariotti, non nuovo ad episodi simili, non dovrebbe concorrere alle prossime elezioni regionali, dove risulta candidato nel listino di Fratelli d’Italia, né mantenere la carica di Presidente della partecipata dal Comune di Verona Serit, né, infine, quella di consigliere del Consorzio Zai, altra partecipata municipale.

Non avendo alcuna illusione sul ravvedimento del camerata Mariotti, abbiamo lanciato, nei primi giorni di giugno, una petizione indirizzata, tra gli altri, al sindaco di Verona e al capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Veneto, chiedendo la rimozione di Massimo Mariotti da tutti gli incarichi.

Nemmeno nei destinatari della petizione abbiamo molta fiducia, anche se ci auguriamo che l’esposto in oggetto possa consigliare una presa di distanza dalle affermazioni di Mariotti e la revoca dei suoi incarichi.

Probabilmente, ce ne rendiamo perfettamente conto, non accadrà nulla di tutto ciò, ma vi invitiamo caldamente a firmare, se non lo avete già fatto, la petizione, e a farla firmare anche ai vostri contatti.

Essa, infatti, speriamo diventi uno strumento per dimostrare la connivenza, che denunciamo da tempo, sempre più stretta tra la cosidetta “destra istituzionale” e la “destra radicale”; più persone prenderanno posizione, a fronte di un silenzio inquietante della “destra istituzionale”, più la sovrapposizione tra le due destre, e l’ipocrisia che ne consegue, sarà visibile.

Anticipandovi che a breve inizieremo una nostra specifica campagna elettorale raccontandovi per filo e per segno fatti e misfatti dei candidati alle prossime elezioni regionali, vi invitiamo a connettervi al link sottostante dove potrete leggere e firmare la petizione. Grazie a tutte e tutti.

https://www.change.org/p/federico-sboarina-urgente-massimo-mariotti-dimissioni-serit-e-ritiro-candidatura-regionali-stop-fascismo

MOVIMENTI/PIAZZA PRIDE

 

 

PIAZZAl PRIDE 2020. DOPO 25 ANNI SIAMO ANCORA QUI!

Link all’evento facebook

SABATO 18 LUGLIO, ORE 17, PIAZZA BRA’

Cosa è successo 25 anni fa, esattamente il 14 luglio 1995? L’allora Consiglio Comunale di Verona, (giunta Sironi), approvava le 3 ormai note mozioni omofobe, la più grave delle quali, la n.336, impegnava l’amministrazione veronese a non parificare i diritti fra coppie omosessuali e coppie eterosessuali. Le mozioni passarono a larga maggioranza. Subito dopo l’approvazione, 7 militanti LGBT – veronesi e non – occuparono per pochi minuti una strada adiacente in Municipio: vennero denunciati per manifestazione non autorizzata, interruzione di pubblico servizio e blocco del traffico. Nacque il COMITATO ALZIAMO LA TESTA che organizzò la prima grande manifestazione LGBT di Verona il 30 settembre 1995.

In seguito tutte e tutti furono assolti, ma quelle mozioni omofobe diedero una scossa al movimento veronese e italiano che da allora ha fatto enormi passi in avanti. Quello che è rimasto molto indietro è il fronte dei diritti. Nel 2016 è stata approvata la legge sulla unioni civili, ma la situazione veronese non è migliorata e nessuna delle amministrazioni che si sono succedute ha preso le distanze dalle mozioni del ’95.

Nel tempo altre mozioni sono state approvate contro diverse soggettività e forme di autodeterminazione. Verona è diventata – o forse è sempre stata – il laboratorio dell’estrema destra; ci sono stati morti e infinite occasioni di protesta, tante manifestazioni contro le diverse amministrazioni comunali che hanno fatto sì che, nel capoluogo come in provincia, proliferassero movimenti e gruppi fascisti, razzisti e omo-bi-transfobici – movimenti e gruppi che hanno ottenuto una maggiore legittimazione politica di chi per anni ha lottato perché fossero estesi i diritti civili e le libertà.

L’ultimo episodio paradigmatico dello spirito fascio-cattolico delle amministrazioni veronesi è la presentazione e la prevista discussione e voto della mozione 1527, che ha come primo firmatario Andrea Bacciga. La mozione “IL COMUNE DI VERONA APPOGGIA IL COMUNICATO DELLA CEI CONTRO LE DISCRIMINAZIONI” vuole impegnare l’amministrazione ad allinearsi alla CEI e alla sua presa di posizione contro la proposta di legge contro l’omofobia in esame presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, a firma Zan/Scalfarotto.

La città, insomma, offre sempre nuove occasioni per scendere in piazza a ribadire il nostro orgoglio.

Le mozioni del ’95, mai dimenticate, hanno fatto sì che diventassimo e poi continuassimo ad essere consapevoli della nostra forza e determinazione: DOPO 25 ANNI SIAMO ANCORA QUI.

Per questi motivi il COMITATO VERONA PRIDE ha deciso di promuovere anche quest’anno una manifestazione PRIDE. Non un corteo, in rispetto dell’emergenza Corona Virus, ma una PIAZZA PRIDE, proprio in PIAZZA BRA, dove ha sede il palazzo dell’amministrazione comunale, fonte continua di discriminazioni, ma anche punto di ritrovo di tante manifestazioni.

Siete tutte e tutti invitate e invitati SABATO 18 LUGLIO IN PIAZZA BRA/PRIDE DALLE ORE 17.00 IN POI.

Piazza Pride ricorderà tutte le vittime di omo-lesbo-bi-trasfobia, ultima forse in ordine di tempo l’attivista egiziana Sarah Hegazi suicidatasi poche settimane fa in Canada. Anche per lei saremo in piazza.

COMITATO VERONA PRIDE

Durante l’iniziativa verranno rispettate le normative in materia di sicurezza Corona virus. Chiediamo a tutte e tutti di avere la mascherina al seguito.

#veronapiazzapride2020

ADESIONI PRIDE: veronapride2019@gmail.co19

 

19 luglio 2020

VeronaseraIn Piazza Bra, sono state ricordate le vittime dell’omo-bi-transfobia ed è stato replicato ad una serie di provvedimenti che negli ultimi 25 anni sono stati approvati dal Comune e che sono stati definiti «omofobi» – PIAZZA PRIDE A VERONA: “MANIFESTAZIONE FESTOSA MA RICCA DI CONTENUTI”.

 

18 luglio 2020

Michele Bertucco PERCHE’ OGGI ANDRO’ AL PRIDE.

 

15 luglio 2020

 

13 luglio 2020

Andrea BaccigaIl post del consigliere che ha proposto la mozione n°1527 contro il Disegno di legge governativo che punisce la omotransfobia. – MA NON C’E’ IL COVID AL GAY PRIDE?

 

12 luglio 2020

+Europa Il comunicato stampa solidale di +Europa – VERONA, MOZIONE CONTRO DISEGNO DI LEGGE SU OMOFOBIA. +EUROPA VENETO: “LA VERGOGNA DELLA VERONA INTOLLERANTE. ANCORA UNA VOLTA POLITICI COME BACCIGA E ZELGER COPRONO DI RIDICOLO VERONA”

 

4 luglio 2020

Verona In INTERVISTA – Giovanni Zardini, presidente del Circolo Pink: «A Verona continue aggressioni, anche se molte non vengono denunciate». Il 18 luglio in piazza Bra. – VERONA PRIDE, UGUALI AGLI ALTRI MA CON UNA DIVERSA IDENTITA’

 

Avviso di garanzia per i consiglieri di maggioranza che sostengono Sboarina, per il sindaco stesso e per il presidente della provincia Scalzotto

Gli avvisi di garanzia sono stati emessi dalla Procura di Verona in merito alla votazione di una Delibera di consiglio, approvata il 20 dicembre 2018, concernente la creazione di una nuova azienda, la Agsm Energia est veronese s.r.l.

Nel comunicato stampa di Michele Bertucco, in allegato,  viene raccontata la genesi della vicenda

 

9 luglio 2020

 

8 luglio 2020

 

7 luglio 2020

Michele Bertucco Come Verona e Sinistra in Comune avevamo sollevato il problema Il 20 dicembre 2018 quando il Consiglio comunale deliberava la costituzione di una new.co controllata da Agsm (Agsm Energia Est Veronese S.r.l.) …I FURBETTI DI UNICOGE -AVVISI DI GARANZIA DELLA PROCURA DI VERONA AL SINDACO DI VERONA, AL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA E AI CONSIGLIERI COMUNALI CHE AVEVANO VOTATO A FAVORE DELLA DELIBERA CHE AVEVA FATTO NASCERE AGSM ENERGIA EST VERONESE SRL

 

20 dicembre 2018

DOCUMENTI Comune di Verona LA DELIBERA DI CONSIGLIO N°62

SANATORIA PER TUTTE/I – Presidio in Piazza Brà, Verona

 

SABATO 27 GIUGNO in
Piazza Bra ORE 16

AND WE WANT TO BREATH!

Anche noi vogliamo respirare.
Questo decreto regolarizzazione non va bene. Dignità e diritti vanno riconosciuti a tutti e tutte.

 

* SANATORIA ESTESA A TUTTE LE ATTIVITÀ LAVORATIVE
* PERMESSO PER LAVORO A CHI HA GIÀ UN CONTRATTO
* PERMESSO PER ATTESA OCCUPAZIONE A CHI NON HA UN LAVORO
* DIRITTO ALLA CONVERSIONE DEI PERMESSI TEMPORANEI

Più di seicentomila persone in Italia vivono e lavorano ma non hanno documenti. La “regolarizzazione” aperta il 1° giugno da un articolo del “DL Rilancio” si sta rivelando un inganno: non solo perché la platea degli aventi diritto è ristretta a chi lavora nell’agricoltura o come collaboratore domestico, lasciando perciò migliaia di persone senza permesso di soggiorno e senza diritti; ma perché sta producendo discriminazioni, inducendo i migranti che hanno già un posto di lavoro ad abbandonarlo con il miraggio di regolarizzarsi nei limitati settori economici previsti dal decreto legge, e anche speculazioni e raggiri con contratti di lavoro che vengono fatti pagare anche 8.000 euro!

Questo è il pessimo prodotto della scelta governativa che invece di affrontare il problema nella sua interezza e dal punto di vista primario dei diritti e delle garanzie, ha deciso di muoversi solo per provare a soddisfare le immediate esigenze del sistema economico e produttivo.

Il lavoro degli sportelli che cercano di dare risposte alle persone ci sta svelando un mondo di dignità negata, un mondo fatto da persone e storie invisibili che invece debbono poter prendere parola e spiegare perché e come questo decreto va modificato ed esteso.

Insieme ad Associazione SeneGambia, Movement Human Rights for Extrac. of Bangladesh & Asian, ADL COBAS Vicenza – Verona, Circolo Pink e Pink Refugees, Osservatorio Migranti, CUB Verona, Partito Socialista Sri Lanka e AfroVeronesi abbiamo deciso di aderire alla campagna “Siamo Qui – Sanatoria Subito!” ed alla settimana di mobilitazione territoriale lanciata in vista dell’avvio del dibattito parlamentare della legge di conversione.

Saremo in piazza a Verona sabato 27 giugno per portare il documento di 11 punti che la campagna ha identificato per allargare le maglie della regolarizzazione, invitiamo tutte e tutti ad esserci.

Contro ogni razzismo diritti e giustizia sociale per tutt*
#siamoquisanatoriasubito #siamoqui
#wecantBREATHE #nojusticenopeace
#BlackLivesMatter #PapeForAll #overthefortress
#nojusticenopeace #antirazzismo

NO bandiere di partiti, SI bandiere del mondo!

Organizzano l’iniziativa:

  • Laboratorio Autogestito Paratodos
  • Adl Cobas
  • Associazione SeneGambia
  • Movement Human Rights for Extrac. of Bangladesh & Asia
  • Circolo Pink
  • Pink Refuges
  • Osservatorio Migranti Verona
  • Partito Socialista dello Sri Lanka
  • Cub Verona

Aderiscono all’iniziativa:

  • Associazione Afroveronesi
  • Infospazio 161
  • Assemblea 17 dicembre

 

 

La piattaforma rivendicativa della campagna “Siamo qui! Sanatoria subito”!

Pink Refuges – Il comunicato social dei Pink Refuges – NON CI SONO DIRITTI PER CHI NON LI RIVENDICA IN PRIMA PERSONA

Laboratorio Autogestito ParatodosUn bilancio dell’iniziativa stilato da Paratodos e Adl Cobas – WE WANT BREATH! ANCHE NOI VOGLIAMO RESPIRARE!

 

LA RASSEGNA STAMPA:

Verona InI manifestanti hanno chiesto una sanatoria estesa a tutte le attività lavorative e il permesso di lavoro per chi ha già un contratto o è in attesa di occupazione. – SANATORIA SUBITO, MIGRANTI IN PIAZZA PER CHIEDERE GIUSTIZIA.

 

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