8 Marzo – “L’altra metà dell’Unità – 2011”

“L’ALTRA META’ DELL’UNITA'” – Leggi e/o scarica l’opuscolo

In occasione della giornata dell’8 marzo, che purtroppo non ha potuto avvalersi di una fisicità nelle piazze e nelle strade per la situazione di sospensione causata dalle disposizioni governative per contrastare la diffusione del Coronavirus Covid19, abbiamo pensato di poter contribuire all’attenzione che merita la tematica femminista ripubblcando un opuscolo redatto nel marzo 2011 in occasione della ricorrenza del 150°anno dall’Unità d’Italia.

Il progetto, ideato dalla Cluster Società Cooperativa e sostenuto dalla Provincia di Cosenza unisce il racconto storico all’arte contemporanea, avvalendosi della ricerca delle studentesse e delle opere di artiste di ogni parte d’Italia, evidenziando il profilo di alcune donne che hanno contribuito fattivamente a costruire l’Italia. Niente di patriottico o di strumentale, ma semplicemente la raccolta di frammenti che restituiscono alle energie femminili il loro ruolo, troppo spesso negato, come riporta il sottotitolo dell’opera, dalla storiografia ufficiale, e comunque difficilmente rintracciabili negli archivi e nelle pubblicazioni.

Buona lettura a tutte e tutti!

“L’ALTRA META’ DELL’UNITA'” – Leggi e/o scarica l’opuscolo

SUCCEDEVA NEL 2001 – Le ruspe di Flavio Tosi

19 febbraio 2020    percorsi di memoria

 

Ieri sera, in sala Lucchi, si è tenuta una conferenza di Paolo Berizzi, giornalista molto attivo nello studio delle tematiche legate all’estrema destra e alle discriminazioni messe in atto da quei gruppi. Ci ha colpito la presenza tra i relatori di Flavio Tosi, ex leghista e oggi a capo della formazione politica Fare.

Nonostante la decisa virata verso posizioni più moderate, avvenuta in tempi recenti e dopo i dissidi con il suo partito di provenienza, (non sappiamo se dovuti effettivamente ad una riconsiderazione delle proprie idee o per opportunismo politico), abbiamo pensato che non sia possibile, in ogni caso, soprassedere rispetto ad alcune vicende che hanno contraddistinto la sua attività politica.

Abbiamo quindi deciso di rispolverarne in particolare una, forse la più eclatante, e riguardante la campagna discriminatoria avviata dall’ex sindaco contro una decina di famiglie di etnia rom e sinta.

La campagna “Via gli zingari”  è stata messa in atto nella torrida estate del 2001, mentre alla guida della città di Verona era il sindaco Michela Sironi.

Flavio Tosi, assieme alla sorella Barbara, a Matteo Bragantini, Enrico Corsi, Luca Coletto e Maurizio Filippi, verrà condannato in via definitiva dal giudice Papalia per violazione della Legge Mancino, e quindi per istigazione all’odio razziale. Cliccando questo link potete accrdere ad alcuni dei documenti processuali più significativi.

Durante il processo i leghisti incassarono la solidarietà di Forza Nuova, e al termine di una manifestazione contro quello che ritennero un “processo politico” posarono davanti ad una lapide intitolata al giudice Guido Papalia.

Flavio Tosi in posa davanti alla lapide dedicata al giudice Guido Papalia

La discriminazione contro gli zingari covava da tempo nelle stanze di Palazzo Barbieri, al punto che già sei anni prima dei fatti in oggetto, fu votato l’Ordine del giorno n°466 che impegnava l’amministrazione comunale a non costruire altre aree di sosta ed evitando così l’applicazione della Legge Regionale del 22.12.89,  54/89 in materia di Interventi per la tutela della cultura dei rom e dei sinti”.

Il gruppo di sinti in questione avevano sostato in Via Pasteur dall’89 al ’97 senza dare nessun fastidio, tanto che il loro trasferimento nella zona dietro lo stadio non era stato motivato da problemi di ordine pubblico ma al rispetto dovuto al cimitero adiacente la loro area di sosta.

Al posto di una sistemazione più adeguata entro breve tempo, promessa dal Comune di Verona all’epoca del trasferimento, arrivarono invece, dopo quattro lunghi anni, gli sgomberi della Polizia municipale agli ordini dell’assessore alla sicurezza Fabio Gamba, che oggi ricopre il prestigioso incarico  di Direttore generale del Comune di Verona.

Quella lunga estate, costellata da privazioni e violenze nei confronti dei sinti, è raccontata in un dettagliato dossier redatto dal Coordinamento Cezar K., che includeva realtà di movimento quali il Circolo Pink e il C.S.O.A. La Chimica, e che noi vi riproponiamo oggi per non perdere la memoria storica di quella che fu una stagione che, soprattutto in città come Verona e Treviso, fu propedeutica alla costruzione della Lega così come la conosciamo oggi, quella delle ruspe salviniane per sgomberare gli zingari!

A sinistra la locandina della campagna “Via gli zingari” del 2001, mentre a destra l’immagine rappresenta la locandina affissa da Forza Nuova sui muri della sede della Ggil di Verona Est solo qualche giorno fa. La similitudine è lampante, il tono identico, almeno quanto la propensione nell’istigare all’odio. Meditate gente, meditate!

TUTTI I MATERIALI PRESENTI NEL NOSTRO ARCHIVIO E INERENTI ALLA CAMPAGNA DISCRIMINATORIA “VIA GLI ZINGARI”

 

 

 

SUCCEDEVA UN ANNO FA – La censura dell’amministrazione comunale rispetto al racconto delle foibe e del suo contesto storico/2

Martedì 17 febbraio    percorsi di memoria

 

Il 17 febbraio 2019 avrebbe dovuto tenersi, nella sala pubblica intitolata a Nicola Tommasoli, una conferenza della storica Kersevan, organizzata da Rifondazione comunista e Potere al Popolo. Si trattava di un incontro sul tema spigoloso delle foibe, in relazione alla Giornata del Ricordo che commemora le vittime di quella triste vicenda. L’amministrazione comunale guidata dal sindaco Federico Sboarina, però, ha censurato, proprio come accaduto anche quest’anno, l’iniziativa, decidendo la revoca della concessione della sala. Le motivazioni inconfessabili di quella che si delinea, ieri come oggi, come una vera è propria censura, è legata alla volontà di non voler affrontare le verità, inaccettabili per le destre, inerenti il  contesto storico in cui il massacro delle foibe è maturato e che chiamano direttamente in causa le responsabilità precedenti attribuibili alla dittatura fascista. Anche in questo caso, quindi, l’azione ideologica dell’amministrazione Sboarina si inserisce perfettamente nel solco della destra radicale che si rifà direttamente al fascismo.

Nei link dell’articolo troverete tutti i materiali che siamo riusciti a raccogliere riguardanti la censura di ieri e quella di oggi.

Di seguito, invece, un link che vi condurrà alla visione di tutti i contenuti, e degli articoli redatti dal Centro di Documentazione, che abbiamo archiviato fino ad ora.

Vi ricordiamo che l’archivio è sempre work in progress, e che ognuno di noi puo arricchirlo inviando i suoi contributi a infospazio161@gmail.com

Buona lettura!

APPROFONDIMENTI E MATERIALI ARCHIVIATI NELLA SEZIONE FOIBE

 

SUCCEDEVA UN ANNO FA – La censura dell’amministrazione comunale rispetto al racconto delle foibe e del suo contesto storico/1

14 febbraio 2020        percorsi di memoria

 

In questa foto, scattata nei giorni scorsi alla foiba di Basovizza, compare il vessillo fascista della XMas, ed è l’emblema della strumentalizzazione politica messa in atto dalle destre rispetto alla vicenda delle foibe.

Nel presentarvi questi materiali, che fanno parte della rassegna “Percorsi nella memoria”, e che sono inerenti la censura dell’amministrazione del Comune di Verona nei confronti della sezione locale dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia in merito ad una conferenza sulle foibe avvenuta l’anno scorso e ritenuta “inaccettabile” dal sindaco Federico Sboarina, non possiamo esimerci dal collegare quelle minacce con quelle che, proprio in questi giorni, hanno nuovamente messo nel mirino l’Anpi su tutto il territorio nazionale.

Alle intimidazioni dell’anno scorso, accompagnate dalle accuse di “giustificazionismo”, rivolte all’associazione dalla carica istituzionale cittadina più alta, seguono quest’anno i manifesti incollati sul muro della sede di via Cantarane, firmate dagli autodefinitosi “fascisti del terzo millennio” di Casa Pound che si spingono oltre, affibbiando all’Anpi addirittura l’etichetta di “negazionisti”.

Ci appare evidente come esista una correlazione tra le due vicende, e come la destra istituzionale, in questo caso, abbia consentito lo sdoganamento alle intimidazioni dell’estrema destra. Il compito che ci siamo prefissati come Centro di Documentazione è proprio quello di evidenziare relazioni e collegamenti tra vicende che rischiano altrimenti, nell’apatia generale, di scivolare nel dimenticatoio come fatti a sé stanti, ognuno indipendente l’uno dall’altro.

Tornando alle accuse rivolte all’Anpi desideriamo inoltre provare, nel nostro piccolo, a contribuire a chiarire alcuni concetti che possono avere un carattere generale per poi essere proprio applicati alla tragicità dei fatti legati alle foibe.

Si parla, molto spesso a sproposito, di “memoria condivisa”, scordando che le memorie sono sovente contrapposte, perché molte volte i protagonisti hanno vissuto in campi contrapposti. La “memoria condivisa” è quindi possibile solamente se ci si affida alla Storia, quella con la S maiuscola e non manipolata dalla politica, che avrebbe proprio il compito di assemblare le diverse memorie, stilando un percorso che tenga conto quindi di tutti i punti di vista, mettendoli in relazione tra loro e cristallizzandoli in un racconto supportato da documentazioni inoppugnabili.

Se accettiamo questo paradigma e proviamo ad adattarlo alle vicende inerenti le fobie, non possiamo fare a meno di considerare gli antefatti, e quindi il punto di vista, o se preferite le memorie delle popolazioni istriane che hanno subito le discriminazioni nei primi anni del regime fascista, per poi vedere, successivamente, il proprio territorio devastato dagli occupanti nazifascisti con tutti gli orrori conseguenti e che hanno portato alla morte di 300.000 persone, una parte delle quali è stata bruciata nel forno crematorio della Risiera di San Sabba, un campo di sterminio ubicato in territorio italiano.

Noi pensiamo che negazionista sia chi, per ragioni politiche legate alla volontà di attuare un revisionismo storico di ciò che rappresentò il fascismo per riabilitare una cultura nazionalista, tralasci, o meglio, censuri, anche questi ultimi punti di vista.

Chiaramente l’unire tutti i “puntini” non serve a giustificare, come crede il sindaco di Verona, perché nessun massacro che sia indirizzato anche verso vittime innocenti, (ed è inconfutabile che nelle foibe vi finirono anche questa tipologia di persone) non può mai essere giustificato, pena il cadere nello stesso errore di manipolazione della storia, ma aiuta sicuramente a comprendere.

Un’altra bandiera sventolata dagli assertori di chi considera solo il punto di vista degli italiani infoibati e quello della “storia negata”, come se essa fosse un complotto delle sinistre che avrebbero nascosto la vicenda delle foibe. In realtà, se occultamento c’è stato, non ha riguardato solamente questi fatti, e per provarlo basterebbe accennare al famoso armadio della vergogna, quello rivolto con le ante al muro e che conteneva i faldoni riguardanti centinaia di stragi perpetrati sul suolo italiano, dopo l’8 settembre del 1943, dalle SS naziste e dai repubblichini fascisti. Per decine di anni quell’armadio non fu aperto e quando, finalmente, si decise che era tempo di farlo, molti dei responsabili degli eccidi erano ormai morti o si erano messi in salvo nell’anonimato garantito da paesi lontani.

Le ragioni di tali occultamenti, come quelle che hanno spinto, dopo il secondo conflitto generalizzato, ad un’amnistia generalizzata nei confronti dei fascisti, complicando non poco la possibilità del popolo italiano di fare i conti con il proprio passato, non sono riconducibili alla sinistra quanto ai nuovi assetti geopolitici scaturiti dal secondo conflitto mondiale, che hanno immediatamente trasformato gli alleati sovietici in pericolosi nemici, e dovendo recuperare il più in fretta possibile l’alleanza delle popolazioni, italiane e tedesche in primo luogo visto che avrebbero dovuto rappresentare i nuovi guardiani dei confini della nuova guerra fredda, anche a costo di nascondere sotto il tappeto la polvere.

Di fronte a questi scenari epocali le rivendicazioni del sindaco Federico Sboarina o i manifesti di Casa Pound sono ben poca cosa, ma la relazione tra la destra istituzionale e l’ultra destra, e il riconoscimento reciproco che ne scaturisce e che rafforza sentimenti nazionalisti anche attraverso ricostruzioni storiche avulse dai loro contesti storici, e che non riguardano ovviamente solo la nostra città, sono pericolosi campanelli d’allarme che non dovremmo sottovalutare e che siamo chiamati a smontare, pezzo per pezzo, come abbiamo cercato di fare in questo articolo.

Chiudendo questa sezione della rassegna “Percorsi nella memoria”, davvero particolare per i suoi contenuti che forse poco hanno a che fare con il racconto dei fatti veronesi ma più con valutazioni di carattere più ampio, vi invitiamo a visionare i comunicati stampa e la rassegna stampa che ci riportano esattamente ad un anno fa, ma prima di lasciarvi alla lettura permetteteci di esprimere la nostra solidarietà all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Il 18 febbraio pubblicheremo i materiali inerenti alla seconda parte di questa storia di censura, inerente ancora l’amministrazione comunale di Verona e la negazione della sale pubbliche ad una storica che, guarda caso, avrebbe dovuto parlare proprio di foibe.

APPROFONDIMENTI E MATERIALI ARCHIVIATI NELLA SEZIONE FOIBE

 

Giorno del Ricordo: il revisionismo storico fascista entra in università.

2013: aggressione fascista in l’università

È il 12 febbraio 2013 e in occasione del Giorno del Ricordo, i collettivi studenteschi Studiare con Lentezza e Pagina 13 organizzano un incontro dal titolo “Foibe: tra mito e realtà”, invitando la storica Alessandra Kersevan. Lo svolgimento della conferenza è previsto nell’aula Spazio Zero, aula autogestita dagli studenti e concessa, previa autorizzazione, dal Professor Romagnani, Direttore del Dipartimento Tesis. Tuttavia alcuni giorni prima la stampa locale (L’Arena e Corriere del Veneto), fomentata da un comunicato ufficiale di CasaPound Verona, accusa faziosamente la storica slovena di revisionismo e addirittura di negazionismo, sovvertendo dunque gli interessi scientifici che hanno mosso l’organizzazione di un incontro all’insegna del dibattito storico e, elemento da non trascurare, basato su fonti. Seguono a ruota gli assensi da parte di Forza Nuova, del comitato Venezia Giulia Dalmazia di Verona, dell’allora Sindaco Flavio Tosi e dell’allora presidente del Consiglio degli studenti e rappresentante di Azione Universitaria Omar Rahman. Dinnanzi a queste sterili e infondate polemiche il Magnifico Rettore si sente costretto a revocare la concessione dell’aula mediante un’e-mail in cui giustifica l’atto repressivo scrivendo che “C’è un tempo per la pietà e un tempo per la scienza”. (L’aula in questione, la Spazio Zero, verrà poi sgomberata come punizione per aver trasgredito all’ordine del Magnifico Rettore, così negando agli studenti un altro spazio di socialità, cultura e autogestione). Si conferma così la facilità con cui i gruppi veronesi di estrema destra riescano ad esercitare pressioni politiche sulle istituzioni accademiche. Nonostante la negazione degli spazi, i collettivi studenteschi e la ricercatrice decidono ugualmente di dare luogo alla conferenza nell’unica aula rimasta aperta, l’aula T4, e nella semioscurità dato che il Responsabile Amministrativo dell’Università, Antonio Salvini, aveva tempestivamente staccato la corrente dell’intero piano dell’edificio.

Dopo appena quaranta minuti dall’inizio dell’incontro si consuma l’aggressione squadrista ai danni dei partecipanti all’evento: i gruppi di Casapound e Forza Nuova si sono compattati e sono entrati in università muniti di caschi, bastoni, fumogeni e spray al peperoncino e urlando frasi come “Merde”, “Tito boia”, “Ve copemo tutti”; nel frattempo nel chiostro dell’Università gli stessi gruppi avevano organizzato un presidio, improvvisando una mostra fotografica sulle Foibe e distribuendo volantini in cui si citava la morte di 200.000 persone e l’esilio di altrettante 350.000. La polizia, esterna alla struttura, sarebbe poi intervenuta dopo aver ricevuto l’autorizzazione del Rettore.


2015: i fascisti in università. Chi sono gli Studenti Universitari Veronesi”.

S.U.V. è “un gruppo studentesco apartitico composto da studenti e studentesse iscritti all’Università degli Studi di Verona” . Questa è la descrizione presente sulla pagina Facebook del collettivo stesso. Il gruppo è stato fondato da Leonardo Frigo verso la fine dell’anno 2014; si sono aggiunte poi altre personalità quali Lorenzo Capuzzo, attuale presidente, Edoardo Graffigna, candidato alle elezioni dei rappresentanti del CNSU che hanno avuto luogo il 14 e il 15 maggio 2019, Sirio Bedoni, Nicola Zanotto, giornalista di Verona News e Nicolò Sesso , che attualmente ricopre la carica di consigliere comunale per la lista Battiti, particolarmente vicino a Daniele Polato, assessore alla sicurezza veronese , da poco passato da Forza Italia a Fratelli d’Italia e dichiarato colpevole, con pena di un anno, per aver sottoscritto firme false raccolte da altri per far correre alle regionali del 2015 la lista di Forza Nuova (che poi non é riuscita ugualmente a presentarsi).
SUV è attivo all’interno degli organi collegiali dell’Ateneo veronese dal 2016, anno in cui si candida per la prima volta alle elezioni universitarie arrivando ad essere la seconda lista più votata. Si è distinto per iniziative quali il corso di autodifesa femminile e il corso BLSD (IRC) in collaborazione con gli istruttori di Croce Verde Verona. Ha inoltre avviato una collaborazione con la CISL .

I membri del gruppo universitario si definiscono apartitici, tuttavia in più post pubblicati sulla loro pagina Facebook, si mostrano solidali ad Azione Universitaria, associazione studentesca che dal 2014 si appoggia al partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia. Una simpatia non del tutto casuale, dato che durante l’inaugurazione della nuova sede di SUV in vicolo Campofiore 4 presenzia ed esprime la sua vicinanza, in qualità di portavoce del Comune, Ciro Maschio, deputato di Fratelli d’Italia e attuale presidente del Consiglio Comunale, nonché ex Componente esecutivo di Azione giovani, movimento giovanile di Alleanza Nazionale. La nuova sede, inaugurata il 10 gennaio 2020 (si veda il servizio confezionato da Verona News), è stata concessa dal Comune, con l’approvazione dell’assessora Edi Maria Neri, confermando la sintonia tra l’estrema destra e il collettivo studentesco. Da considerare inoltre l’intesa tra il collettivo universitario e l’ala giovanile di Fratelli d’Italia, Gioventù Nazionale, con cui SUV avrebbe intrapreso diverse iniziative.


Anno 2017: il revisionismo storico fascista entra in università.

In data 10 febbraio si tiene per la prima volta in università un evento organizzato da Blocco Studentesco: “Foibe: unica colpa essere italiani“. Ciò è possibile grazie all’appoggio di SUV che, in quanto associazione studentesca, può chiedere l’utilizzo di un locale universitario: viene concessa la Sala Riunioni per le Associazioni Studentesche di via Campofiore 17.

Durante la conferenza è presente Anna Rismondo, una testimone dell’esodo giuliano dalmata (al tempo responsabile comitato di Verona A.N.V.G.D. per i rapporti con gli istituti scolastici), e l’avvocato Paolo Sardos Albertini (presidente di Lega Nazionale). Entrambi sostengono la tesi della “pulizia etnica” che doveva annientare la presenza italiana in Istria e Dalmazia.

Presenza di storici: nessuna.


Anno 2018: la bandiera di Blocco Studentesco esposta in un locale universitario.

L’anno seguente si replica lo stesso schema del 2017: i fascisti di Blocco Studentesco, in quanto associazione non facente parte dell’ateneo veronese, non possono chiedere l’uso degli spazi universitari. Dunque interviene SUV e il rappresentante Leonardo Frigo che prenota l’aula, in via Campofiore 17, a proprio nome. Matteo De Fusto, rappresentante del consiglio degli studenti e responsabile per il veronese del’associazione fascista Casa Pound/Blocco Studentesco, è il personaggio ponte tra questi due gruppi. Durante l’incontro, ufficialmente organizzato da SUV e Gioventù Nazionale (la sezione giovanile di Fratelli d’Italia), avviene un fatto tanto eclatante, quanto controproducente: viene esposta una bandiera di Blocco Studentesco dentro il locale universitario. Inoltre è da notare la presenza di Massimo Mariotti, il re delle municipalizzate, che più volte ha permesso che eventi di estrema destra venissero finanziati con soldi pubblici.

Presenza di storici: nessuna.


Anno 2019: il sindaco Sboarina appoggia SUV/Blocco e censura la ricerca storica.

Con il patrocinio della Regione Veneto, del Comune di Verona e del Consiglio degli Studenti dell’Università degli Studi di Verona, SUV organizza un incontro presso l’aula 2.5 del Polo Zanotto intitolato “Colpevoli di essere italiani. La verità infoibata“. Anche quest anno sono invitati Anna Rismondo (Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia), Gian Paolo Sardos Albertini (delegato Lega Nazionale e presidente onorario ADES): modera il “fascista del terzo millennio” Matteo De Fusto.

Presenza di storici: nessuna.

(Da notare come un post Facebook di SUV millanti la presenza di “personalità accademiche di grande rilievo”, tuttavia dobbiamo ancora capire di chi stessero parlando).

Gli stessi giorni il sindaco di Verona Federico Sboarina attacca l’ANPI, minacciando di revocare la concessione della sede in quanto colpevole di aver organizzato una conferenza considerata “negazionista” e “riduzionista”. Tale incontro, che si è comunque tenuto nonostante le pressioni, prevedeva la presenza del ricercatore Federico Tenca Montini, autore di Fenomenologia di un martirologio mediatico. Le foibe nella rappresentazione pubblica dagli anni Novanta ad oggi (Edizioni Kappa Wu, 2014) considerata “riduzionista” e “negazionista”.

Lo stesso trattamento è riservato a Rinfondazione Comunista, PCI e Potere al Popolo. Dopo i fatti del 2013, la Kersevan torna a Verona subendo ancora una volta la censura delle istituzioni cittadine: viene revocata la concessione della sala civica “Tommasoli” per firma dell’assessore Marco Padovani, il quale giustifica l’atto con una “motivazione tecnica”. L’incontro è stato poi spostato in sede privata.

Ciò conferma il procedere in modo corale dell’estrema destra veronese: in continuità con la giunta Tosi, anche Sboarina promuove gli eventi revisionisti delle destre più illiberali e fascistoidi, ostacola la libera ricerca storica e appoggia le frange più estremiste come Forza Nuova e Casa Pound.

Anno 2020: [In aggiornamento]

 

Massimo Giorgetti, un “pacificatore” da prendere…a torte in faccia!

25.1.2020     Logo

 

 

La torta nazifascista di Massimo Giorgetti

 

L’altra sera, 23 gennaio, Massimo Giorgetti, vicepresidente della Regione Veneto in quota ad Fratelli d’Italia, era ospite della trasmissione televisiva “Diretta Verona”. Il tema in discussione era la contraddizione evidente nella scelte dell’amministrazione veronese guidata dal sindaco Federico Sboarina. Nella stessa seduta del Consiglio comunale, infatti, è stata conferita la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, sopravissuta al campo di sterminio di Auschwitz, e l’intitolazione di una via a Giorgio Almirante.

Volendo riassumere, un riconoscimento ad una vittima e, nel contempo, a chi si è schierato apertamente con i suoi carnefici.

Il vicepresidente del Veneto, nell’occasione si è sperticato nel parlare della necessità di avviare percorsi di “pacificazione nazionale” rispetto a quel perìodo buio della storia ed ha addotto questa motivazione per difendere la doppia scelta della giunta veronese.

Ci chiediamo però se tale percorso include anche l’ostentare simbologie naziste e fasciste, pur se su di una torta. Ci riferiamo ai diversi articoli di giornale che riportano la notizia di una festa di compleanno a sorpresa avvenuta il 23 ottobre 2015 per festeggiare il 56° compleanno di Massimo Giorgetti e alla torta che gli è stata regalata, la cui foto potete vedere in questo articolo.

“A caval donato non si guarda in bocca” dice il proverbio, e forse Giorgetti vorrebbe spiegare così l’accaduto.

Ma evidentemente la torta gli è piaciuta, e gli è piaciuta così tanto da pubblicarne la foto anche sul suo profilo facebook. Ormai il post non è più visibile ma fortunatamente l’”Huffington Post” ci riporta il messaggio che accompagnava l’immagine, e che riportiamo a nostra volta:

 

“Bellissimo e originale quadro di auguri, bollicine e caraffe di Gin tonic e una meravigliosa ed originale torta”.

 

Sicuramente, il goloso “pacificatore nazionale” dovrebbe fare un po’ i conti con sé stesso prima di lanciare crociate all’iinsegna della concordia, ma in fondi siamo sicuri che, se potesse replicare, direbbe che si è trattato solo di una goliardata, proprio con le stesse parole che ha usato spesso il dirigente del partito nazifascista Forza Nuova Luca Castellini ogni volta che viene colto in fallo!

IN TROPPI NASCONDONO LA POLVERE NERA SOTTO IL TAPPETO E NON VI RACCONTANO DI UNIFORMI NAZISTE E BANDIERE DEL TERZO REICH

Venerdì 17 gennaio 2020  Logo

 

Le armi rinvenute durante la perquisizione

Nei giorni scorsi i giornali e le testate online hanno riportato la notizia secondo la quale un agricoltore di 42 anni, Mattia Nicola Cazzanelli, di 42 anni, è stato processato per direttissima per possesso di armi non regolarmente registrate.

Nella sua casa di Lavagno, dove risiede con la madre, è stato infatti ritrovato un vero e proprio arsenale. Oltre alle armi regolarmente detenute ne sono state ritrovate molte altre che l’agricoltore aveva omesso di denunciare. La lista di queste ultime, che vi proponiamo di seguito, fa rabbrividire!

  • 12 chilogrammi di polvere da sparo
  • decine di detonatori a miccia corta
  • diverse matasse di miccia
  • centinaia di armi bianche (coltelli, pugnali, baionette)
  • un revolver artigianale calibro 320 con relative cartucce
  • una pistola lanciarazzi con relativi razzi
  • centinaia di cartucce per pistole di diversi calibri.

L’elenco dettagliato appare su molti dei media locali e quindi, fino a qui, la notizia è stata data correttamente.

Non si trova però traccia delle uniformi naziste, (le stesse che indossavano alcuni corpi delle SS), e nemmeno delle bandiere del Terzo Reich, (una delle quali posta in bella mostra a sventolare nella parte posteriore del giardino di casa), rinvenute durante la stessa perquisizione.

Solo la testata online nextquotidiano.it e il Corriere di Verona riportano la notizia in modo completo. mantre Il TgR Veneto, il Dayly/Verona Network Group, L’Arena e il Veronasera si limitano a dare notizia solamente del rinvenimento del materiale esplodente illegale, quasi sposando la tesi difensiva. L’imputato, infatti, ha negato qualsivoglia matrice politica e ideologica ffermando di essere un comune collezzionista che ha  commesso un errore a non denunciare tutto il materiale di cui era in possesso.

La scelta di non dare conto di tutta la vicenda è quantomeno singolare, per non dire censoria, soprattutto se prendiamo in considerazione il fatto che recentemente, proprio nelle vicinanze di Lavagno, e precisamente a Caldiero, nell’ambito dell’operazione denominata “Ombre nere”, gli inquirenti hanno arrestato una donna di 55 anni in possesso di materiale informativo e propagandistico di stampo nazista, oltre al programma di 23 pagine del Partito nazionalsocialista italiano dei lavoratori del quale faceva parte. Inoltre, udite udite, anche nella sua abitazione, oltre alla bandiera di Forza Nuova, (formazione nazifascista nella quale la donna militava) sono state anche rinvenute altre due bandiere, la prima con la croce celtica e la seconda riconducibile proprio al Terzo Reich!

Non stà certo a noi emettere sentenze, ma possiamo però ipotizzare che il 42enne e la 55enne perlomeno si conoscessero, assodato che almeno l’interesse per le bandiere naziste pare accomunarli.

Chissà, magari erano presenti entrambi alla manifestazione indetta dal Comitato Verona ai Veronesi, che a Caldiero ha inscenato, tempo fa, una manifestazione, (davvero poco partecipata per la verità) contro l’accoglienza ai migranti. Il Comitato suddetto, che si definisce apartitico, pare sia in realtà proprio emanazione di Forza Nuova e del Veneto Front Skinheads e, recentemente, in relazione ai fatti avvenuti nel 2017 a Roncolevà, ha visto una ventina dei suoi militanti indagati per istigazione all’odio razziale.

Se partendo dalle bandiere naziste è possibile quindi ipotizzare alcuni intrecci, ripensando alle uniformi non possiamo dimenticare che un veronese è stato indagato per aver partecipato ad una “rievocazione storica” in salsa nazista sulle colline bolognesi avvenuta il 27 gennaio 2018, proprio nella data dedicata al ricordo delle vittime dei campi di sterminio nazisti. I cinque dementi erano vestiti proprio con uniformi naziste delle SS, complete di gradi e labari, e alcuni di loro erano politicamente vicini proprio a Forza Nuova.

Un intrico di bandiere, uniformi e vessilli che avrebbe dovuto quindi catturare l’attenzione dei giornalisti nostrani, consentendo loro di ripercorrere vicende che potrebbero essere correlate. Invece niente di niente, né correlazioni ma nemmeno la completezza della notizia, quasi che a Verona preoccuparsi di un’innegabile riemergere di sentimenti nostalgici rispetto al fascismo e al nazismo sia ancora un tabù, una cosa da nascondere sotto il tappeto.

Tacere, o ridimensionare questo allarme, non aiuta certo a prenderne le distanze e avvantaggia, a nostro avviso, proprio gli attori che, in alcuni casi, si celano dietro le quinte, proprio come Forza Nuova che, nonostante le evidenze, prova a distanziarsi dai suoi militanti indagati per la costituzione del Partito nazionalsocialista italiano dei lavoratori, oppure come Fortezza Europa, l’assocaizione culturale nata da una scissione interna a Forza Nuova, del quale è sodale anche il consigliere comunale Andrea Bacciga, (ex forzanovista) ed il cui presidente, Emanuele Tesauro, minacciò, a suo tempo, querele  contro chiunque si fosse permesso di definire Fortezza Europa come associazione di stampo neofascista, dimenticando il tatuaggio che porta sul suo stesso avambraccio destro, quell’inequivocabile R.S.I. che esibisce durante i concerti degli Hobbit, un gruppo musicale legato al circuito dell’estrema destra e del quale lui è il front-man.

Kofi Boateng: la guerra contro i poveri fa un altra vittima.

Kofi Boateng era un senzatetto ghanese di 39 anni, che spesso dormiva in prossimità dei giardini davanti all’entrata della stazione di Verona Porta Vescovo. Kofi è stato trovato morto in data 28 Dicembre, verso le ore 20.30, in seguito ad un malore causato dalle condizioni di vita stremanti, dovute in particolare alla stagione fredda. Riportiamo che la panchina sulla quale talvolta dormiva è stata bruciata il giorno dopo: un gesto d’odio di matrice ignota.

Alberto Sperotto segnala che si tratta del quinto senzatetto deceduto dal 2018 a Verona. Data la situazione drammatica, vogliamo innanzitutto ringraziare la Ronda della Carità, i dormitori e tutte le strutture e gli addetti che ogni giorno, nonostante scarsissimi fondi e personale, si occupano di fornire sostegno e conforto alle persone che vivono un profondo stato di emarginazione sociale, costrette a vivere per strada e dunque costantemente esposte a rischi per quanto riguarda la salute psico-fisica e l’incolumità personale.

Sebbene siano morte cinque persone nell’arco di un anno in analoghe circostanze, pare che l’amministrazione cittadina non si preoccupi affatto di quelli che vengono considerati  “cittadini di serie B”. Abbiamo letto svariati commenti sui social: “Kofi poteva starsene a casa sua”, “Kofi poteva andare in un dormitorio”, “Kofi è colpevole della sua miseria”, tutti commenti che attingono ad un frame di destra reazionaria e liberista, intrisa di odio classista verso i poveri. Pare che i leitmotiv fascistoidi dei fantomatici 35 euro al giorno e degli “italiani che mantengono gli immigrati” non siano comparsi; probabilmente la squallida propaganda reazionaria si disinnesca immediatamente di fronte alla cruda realtà.

A questa cultura classista e razzista vogliamo rispondere lanciando un’accusa: le amministrazioni cittadine che si sono susseguite negli anni alla guida della nostra città sono politicamente responsabili per le azioni contro il cosidetto “degrado”, alimentando la paura e il sospetto nei confronti dei più deboli, contribuendo fortemente ad emarginarli e renderli più soli e fragili. Condividiamo l’idea dello striscione apparso, nonostante questo abbia sollevato qualche critica, durante la fiaccolata del 4 Gennaio.

La politica veronese che da una parte taglia pesantemente il welfare e la sicurezza sociale e dall’altra, contemporaneamente, promuove esclusivamente la sicurezza del manganello (come ad esempio il Progetto “Quartieri sicuri”), accompagnata da panchine anti-bivacco e numerose altre tecniche della cosiddetta “architettura ostile”, a nostro avviso è direttamente responsabile. Invitiamo chiunque a digitare su un qualsiasi motore di ricerca le parole “architettura ostile” per apprendere la natura e la composizione delle armi utilizzate dall’amministrazione contro i poveri, vittime dei processi di gentrificazione delle città. Vogliamo qui ricordare anche il caso degli agenti della municipale che sono stati ripresi, sempre a Verona, nel momenti in cui svegliavano a calci dei senzatetto. Ci domandiamo quante volte stato riservato a Kofi il medesimo trattamento e se questo possa averlo spinto a cercare rifugio, anziché nel più sicuro centro storico, nel viale che porta ad una piccola stazione secondaria nel totale isolamento.

Chiediamo quindi, accodandoci alla richiesta avanzata dalla Ronda della Carità, che sia approvata una moratoria per evitare gli allontanamenti da rifugi e luoghi pubblici durante i mesi freddi, in modo tale da garantire un riparo a chi non può avere accesso ai dormitori. Tale disposizione, benché minimamente sufficiente, potrebbe evitare ulteriori decessi causa freddo.

In un orizzonte più ampio occorre prendere coscienza dei processi di gentrificazione, cosa sono e che ripercussioni hanno verso le fasce più povere della popolazione per ridiscutere le implicazioni politiche che si annidano dietro la presunta neutralità delle tecniche di amministrazione.

Anche da questo punto di vista Verona è all’avanguardia, e riteniamo che, ad esempio, l’allontanamento dal centro storico dei senzatetto, (ottenuto con tanto di ordinanza comunale) sia strettamente correlato alla volontà di creare nel cuore di Verona un quartiere vetrina, un Bengodi per i turisti più facoltosi ma spogliato delle sue radici umane e storiche.

Il Piano Folin, presentato dalla Fondazione Cariverona pare rappresentare al meglio tutto questo. Esso prevede infatti il cambio di destinazione d’uso di migliaia e migliaia di metri quadri dei palazzi storici del centro storico di Verona, gli stessi svenduti a suo tempo dall’amministrazione guidata dall’ex sindaco Flavio Tosi.

Il progetto prevede quindi la trasformazione in aree commerciali di alcuni degli edifici che raccontano la storia e la cultura di Verona, arrivando additittura a prevedere hotel di lusso e la creazione di una seconda via dello shopping da affiancare a via Mazzini e nella quale dovrebbero aprire i negozi del lusso.

Le città sono di chi le vive.

RASSEGNE STAMPA, COMUNICATI E MATERIALI DI APPROFONDIMENTO

L’IPOCRISIA DI FEDERICO SBOARINA E GLI INTERESSI MONDANI DI ZENTI

22 dicembre 2019   Logo

 

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In occasione degli auguri natalizi il sindaco Federico Sboarina ha nuovamente dato prova dell’ipocrisia che contraddistingue lui e la sua giunta.

Proprio un comunicato stampa del Comune di Verona ci dà la possibilità di leggere le dichiarazioni del sindaco, che si affanna nell’evidenziare la condivisione valoriale con la Curia veronese, dimenticando che il suo ruolo istituzionale suggerirebbe un approccio sicuramente più laico.

Il vescovo Zenti, da parte sua, oggi alla guida della Curia veronese si è sicuramente distinto, in questi anni, per i suoi interessi terreni più chs di quelli spirituali. Nel 2015, ad esempio, scaturì un polverone dalle sue indicazioni di voto alle elezioni regionali per una candidata leghista, motivando l’azione con le promesse di finanziamenti aggiuntivi alle scuole private cattoliche.

Siccome poi gli affari sono affari, a nulla sono valse, un paio di anni fa, le proteste della cittadinanza che gli chiedeva di mantenere all’interno di Villa Francescatti, di proprietà della Curia veronese, l’Ostello della Gioventù, invece di sottrarla alla cittadinanza destinandone l’utilizzo a qualche cosa di più interno alle strutture ecclesiastiche, ossia un centro della Caritas. Il tutto in barba allo sforzo dei volontari che, in anni passati, avevano rimesso a posto la villa, e ai finanziamenti pubblici che hanno contribuito a restaurarla.

 Del tutto inascoltate anche le proteste per il progetto che la Curia ha in serbo per l’ex Seminario, con la previsione di grandi aree commerciali che tradirebbero il carattere ambientalista del progetto iniziale, che prevedeva invece la costruzione dell’Ecoborgo di San Massimo.

Superando gli interessi materiali condivisi da Curia ed amministrazione, cerchiamo di analizzarne le “condivisioni valoriali” rivendicate dal sindaco a nome della Giunta che presiede.

Innanzitutto, nel virgolettato attribuito al sindaco si può leggere:

Durante questo ultimo anno abbiamo visto accendersi polemiche sterili e pretestuose ogni volta che è stata difesa la famiglia, sostenuta la maternità e contrastato l’uso delle droghe leggere. Siamo stati duramente attaccati, ci hanno persino accusati di essere medievali quando, invece, abbiamo solo dato risalto a tematiche importanti, che sono al centro della nostra società, manifestando quella che è la nostra opinione e posizione senza per questo escludere chi la pensa diversamente. Una visione aperta che Verona ha sempre dimostrato di avere, lasciando a tutti libertà di espressione.

Quando il sindaco parla di “difesa della famiglia” si guarda bene dall’aggiungere l’aggettivo “naturale”, che però compare chiaramente all’interno del suo programma elettorale laddove stà scritto che il suo impegno politico intende difendere la “famiglia naturale”, ossia quello specifico tipo di famiglia formato da madre, padre e figli  basato sul matrimonio. D’altra parte l’esclusività di tale attenzione la si deduce dalle sue stesse parole; il termine “famiglia” viene infatti declinato al singolare e mai al plurale, identificando quindi uno specifico modello familiare

Le accuse di medievalismo alle quali lo stesso sindaco accenna riguardano la concezione integralista del Convegno mondiale delle famiglie, svoltosi a Verona alla fine di marzo del 2018, e al quale sia il sindaco che il vescovo hanno portato il loro saluto. Un coacervo di integralisti, antiabortisti, omofobi ed estremisti di destra che non hanno certo evidenziato grande apertura distribuendo orribili feti di plastica come gadget e promettendo il fuoco degli inferi per sodomiti e adultere…Difficile quindi negare uno stampo medievalista, che potrebbe risultare anche ridicolo se, in realtà, la struttura e gli organizzatori del Convegno mondiale delle famiglie non fosse parte integrante di un ampio progetto internazionale del conservatorismo integralista, come documentato in modo approfondito in due recenti puntate della trasmissione “Report”.

Rispetto al “senza per questo escludere chi la pensa diversamente”, basterebbe tornare allo stesso frammento del programma politico, (già allegato sopra), presentato da Federico Sboarina, dove lo stesso si impegna a ritirare dalle scuole e dalle biblioteche pubbliche i libri “gender”, denominazione inventata dalle destre per identificare una inesistente teoria, la “teoria gender” appunto, inventata per fomentare nei genitori la paura e il sospetto verso persone o movimenti riconducibili ai movimenti lgbt.

Si tratta in fondo della stessa lungimiranza e apertura contenuta nelle mozioni presentate dal leghista integralista cattolico Alberto Zelger. La mozione n°434, approvata il 10.10.2018, consente il finanziamento con soldi pubblici di associazioni antiabortiste, mentre l’Ordine del Giorno n°441, ad esso collegato e non ancora discusso, prevederebbe, a sottolineare evidentemente la libertà di espressione della quele il sindaco sarebbe paladino, la sepoltura dei feti abortiti, anche in assenza del consenso della madre.

Per finire, sempre rispetto alla paventata libertà di espressione sancita dal sindaco come tratto dell’azione politica della sua giunta, riteniamo importante sottolineare il contenuto della mozione n°186, non ancora discussa, ma nemmeo dichiarata inamissibile, dove si chiede, prendendo a pretesto alcuni tafferugli avvenuti a Piacenza, all’amministrazione di vietare spazi, patrocinii, sponsorizzazioni e l’utilizzo delle sale civiche alle realtà della sinistra non istituzionale.

Davanti a tutto questo non possiamo che ribadire la nostra accusa di ipocrisia al sindaco Federico Sboarina, che dietro alle parole paludate nasconde, come purtoppo oggi succede in gran parte d’Italia, azioni e politiche discriminatorie, che contribuiscono solamente ad aumentare odio, livore e paura!