Presidio dei lavoratori e delle lavoratrici dello spettacolo sotto la sede dell’Inps – Laboratorio Autogestito Paratodos

22 maggio 2020

Il post tratto della pagina Facebook del Laboratorio Autogestito Paratodos che rivendica l’azione davanti alla sede Inps.

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Questa mattina ci siamo trovati nuovamente davanti alla sede dell’inps per manifestare in solidarietà di tutte e tutti i lavoratori e lavoratrici dello spettacolo e per chiedere un #redditodiesistenza e ammortizzatori sociali adeguati alla situazione disperata che tutto il mondo delle arti sceniche sta affrontando.
Anche come Laboratorio Autogestito Autogestito Paratod@s siamo soggetti a numerose spese che non riusciamo e non riusciremo ad affrontare se alla riapertura non verranno affiancate maggiori tutele. Le spese raddoppiano, gli spazi diminuiscono, le logiche del profitto sono sempre al primo posto.
ESIGIAMO DIRITTI PER TUTT*!

#paratodos #paratodosverona #teatropopolarediverona #maestranzedellospettacoloveneto #maestranzedellospettacolo #redditodiesistenza #dirittipertutt

 

Il dominio dell’economia sulla salute si traduce, nel Decreto “Rilancio” in altri soldi alle imprese e nuovi tagli alla sanità

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L’epidemia da Covid19 ha evidenziato una serie di fattori che fino ad ora erano rimasti in ombra come, ad esempio, l’assoggettamento delle scelte politiche ai dettami economici. Non abbiamo dimenticato le pressioni di Confindustria Lombardia per evitare che Alzano e la Val Seriana diventassero Zona rossa; una mancata decisione che influì non poco sull’esponenziale numero di contagi, e di morti, subiti dalla città di Bergamo. In quei terribili giorni nei quali non vi era più posto per le bare nei cimiteri qualcuno arrivo ad appendere, di fronte alla sede di Confindustria di Bergamo, uno striscione con la scritta “Padroni assassini”.

Lo striscione appeso di fronte alla sede di Confindustria di Bergamo

Il presidente di Confindustria Verona, Michele Bauli, allo stesso modo, mentre si avvicinava l’inevitabile scelta di attuare il lockdown affermava, come riportato dalle pagine dei giornali cittadini, che “la produzione non si può fermare. Giù le mani dalle aziende!”.

Le pressioni esercitate da Confindustria nazionale furono fortissime e nel momento in cui si decideva la chiusura totale, l’associazione degli industriali, assieme a governo e sindacati confederali, firmava un accordo che, in deroga ai famosi codici Ateco, permetteva alle attività produttive di rimanere aperte compilando una semplice autocertificazione da sottoporre ai Prefetti e che non prevedeva alcun previo controllo.

Tutto questo ha fatto sì che, secondo i dati Inail di una settimana fa, come dichiarato dal ministro Boccia al Corriere della Sera, in Italia sono ancora 300 i contagi, e dieci i decessi, che avvengono a causa della riapertura delle aziende.

Chi si accollerà questa responsabilità? Siamo davvero disponibili a pagare questo prezzo?  Sono state davvero scelte ineluttabili quelle prese dal governo Conte o forse, garantendo un reddito reale e non solo scritto sulla carta, ai lavoratori e alle lavoratrici ed un sostegno alle imprese, come avvenuto in altri paesi, sarebbe stato possibile preparare una fase due meno caotica e più sicura?

Queste domande chiamano direttamente in causa il governo italiano, che nella fase due sta dando l’impressione di barcollare e di cedere terreno anche alle pressioni delle Regioni, facilitando quella sorta di “ognuno per sé” che, al di là delle centinaia di pagine di decreti e linee guida, sta sotto gli occhi di tutti.

Una delle richieste che da sempre gli industriali pongono ai governi di ogni colore è la soppressione dell’Irap, una tassa in carico alle aziende e agli enti pubblici.

Nella situazione attuale, nella quale effettivamente le industrie arrancano, tale richiesta non poteva che assumere toni perentori. Il neopresidente di Confindustria Carlo Bonomi ha infatti richiesto a gran voce l’abolizione, o almeno il taglio, delle aliquote di quella che ha definito come “la tassa più odiata dagli italiani”.

Queste parole ci incutono un senso di fastidio; lo stesso fastidio che proviamo ogni volta che gli industriali provano a veicolare l’idea che, in fondo, i loro interessi e i loro problemi collimano esattamente con gli interessi e i problemi del resto della popolazione. E’ la retorica della “grande famiglia” che dovrebbe, secondo loro, accomunare nelle stesse rivendicazioni imprenditori e lavoratori. Una retorica che, almeno per un momento, pare essersi incrinata nel perìodo che stiamo vivendo.

Forse, se tutti gli italiani sapessero che la tassa in questione, l’irap, è utilizzata per finanziare il fondo per la sanità, quella retorica si incrinerebbe ulteriormente!

Il governo, da parte sua, non ha esitato ad accontentare Confindustria, inserendo nel Decreto-legge denominato “Rilancio” un taglio dell’Irap per 4 miliardi di euro.

Allo stesso tempo, e sempre all’interno dello stesso Decreto, ha anche previsto un fondo per la sanità pari a 3 miliardi e 250 milioni di euro, magnificando la scelta adottata come un evento unico nella storia recente della Repubblica. Lo stesso ministro della salute Speranza ha definito la quantità dei finanziamenti “senza precedenti”. I denari stanziati dovrebbero essere così ripartiti:

  • il finanziamento della medicina territoriale
  • l’assunzione di 9.600 infermieri
  • la creazione di 4200 borse di studio

A prima vista le cose sembrerebbero davvero così e parrebbe che il governo Conte abbia trovato il giusto equilibrio per rispondere sia alle esigenze degli industriali che a quelle sociali, e in particolare alle carenze sanitarie messe in luce dalla pandemia.

Se però proviamo ad addentrarci un po’ di più nei dettagli scopriamo che non è tutto oro quel che luccica.

Innanzitutto dobbiamo fare una premessa. Le risorse stanziate per la sanità non sono aggiuntive ma sostitutive, e cioè i soldi allocati non vanno ad aggiungersi a quelli che sarebbero derivati dal gettito Irap non incassato ma li sostituiscono.

Un altro dato imprescindibile è quello che abbiamo trovato sulla pagina della Camera dei Deputati e che fissa la percentuale esatta che va prelevata dall’intero ammontare della tassa Irap e devoluta al fondo sanitario. Questa percentuale è pari al 90%.

Il calcolo è presto fatto e risulta che il 90% dei 4 miliardi di Irap tagliata, che avrebbe dovuto quindi  rimpinguare le casse della sanità in situazione normale, sarebbe stata pari a 3 miliardi e 600 milioni.

Il raffronto tra l’ammanco dovuto al taglio della tassa e i 3 miliardi e 250 milioni stanziati in sostituzione ad essi ci illustra come, al di là delle parole roboanti, vi sia stato l’ennesimo taglio al fondo della sanità per 350 milioni di euro!

Per finire, se vogliamo fare un ulteriore raffronto, possiamo trovare, sempre all’interno del Decreto “Rilancio” uno stanziamento di 3 miliardi (e quindi di poco inferiore ai soldi devoluti alla sanità) in favore di Alitalia, una vera e propria mangiatoia alla quale si sono abbuffati, negli ultimi quindici anni, tutti i volti più noti dell’imprenditoria e della finanza italiana.

 

 

 

 

 

 

 

 

Commozione, indignazione e rabbia – Il 17 maggio 2008 il grande corteo antifascista in ricordo di Nicola Tommasoli

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Alcuni testi del maggio 2008

 

NICOLA E’ OGNUNO DI NOI

La grande manifestazione del 17 maggio

 

 

IL TENTATIVO DI CRIMINALIZZARE IL CORTEO E IL MOVIMENTO

20 maggio 2008

Il comunicato stampa dell’assemblea organizzatrice del corteo che risponde agli articoli dei giornali locali, incentrati sulle scritt apparse sui muri e sui (pochi) danneggiamenti che un piccolo settore del corteo, peraltro contenuto dagli stessi organizzatori, ad una vetrata di una banca – “La scheggia e la trave”

 

8 giugno 2008

Il giornale “L’Arena” arriva a pubblicare il comunicato stampa di Forza Nuova, la stessa organizzazione nazifascista alla quale appartenevano due degli assassini di Nicola, mettendo in risalto le loro lamentele per le scritte sui muri non ancora ripulite!

 

24 luglio 2009

Il giornale “L’Arena” dà notizia di una serie di perquisizioni in diverse città per i danneggiamenti avvenuti durante il corteo del 17 maggio 2008. Al di là dei toni roboanti e del tentativo di criminalizzare il corteo antifascista in ricordo di Nicola, non ci risultano ulteriori pasii legali e l’apertura di un processo, chiaro indizio dell’insostenibilità dell’accusa.

 

25 maggio 2009

Un altro vergognoso articolo del quotidiano locale che cerca, ancora una volta, di catalizzare l’attenzione dei suoi lettori e dell’opinione pubblica sui lievi danneggiamenti avvenuti e sulle scritte sui muri, raccontando di arsenali da guerriglia che non si riveleranno tali!

 

Il giornale “L’Arena”, suo malgrado, è costretto a dare notizia della risposta agli attacchi strumentali mirati a mettere in cattiva luce il movimento antifascista e il corteo del 17 maggio 2008. Gli organizzatori sottolineano la reale entità dei danneggiamenti e delle scritte sui muri, denunciando il tentativo di enfatizzare questi fatti per controbilanciare l’enormità di un’assassinio come quello perpetrato ai danni di Nicola Tommasoli.

 

 

 

 

L’islamofobia e il maschilismo: altri due virus non ancora debellati

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La vicenda di Silvia Romano, la volontaria rapita in Africa e liberata dopo 18 mesi di prigionia in mano ad un gruppo di uomini armati che fanno parte della galassia integralista islamica, ha riaperto, se mai si fosse chiuso, il vaso di Pandora delle schifezze. Se qualcuno si fosse illuso  che l’esperienza della pandemia, dei 30mila morti, (solo in Italia) destinati purtroppo ad aumentare ancora, ci avrebbe cambiati rendendoci più solidali e attenti al valore della vita umana, crediamo debba ricredersi.

La casa di Silvia è presidiata dalla polizia perché moltissime minacce ed insulti le sono state recapitate via social, al punto che il suo profilo facebook è stato chiuso.

I giornali più conservatori  l’hanno attaccata e derisa definendola una “vispa Teresa”. Altri, più “politicamente scorretti” hanno invece criticato la sua scelta di andare in Africa ad aiutare bambini, specifcando “con la pelle nera”. In evidenza il fatto che il suo gesto di solidarietà è costato alle casse italiane circa 4 milioni di euro, cifra tutto sommato davvero irrisoria rispetto al denaro che ogni anno politicanti e “prenditori” rubano dalle stesse casse frodando il fisco o truffando i cittadini…Non abbiamo, ad esempio, dimenticato i 49 milioni di euro rubati dalla Lega. Certo, il nostro ragionamento non regge alla prova dei “falchi”, che invece preferiscono, dall’interno delle loro confortevoli redazioni e delle ampie sedi di partito, condannare la debolezza che esprime un pagament di riscatto ai terroristi. “Non va mai fatto, in qualsiasi caso!”, tuonano, figurarsi per salvare una ragazza che “se l’è andata a cercare”. Il loro modello sono i falchi dei falchi, quelli statunitensi, omettendo però che proprio loro non esitano a trattare con il gruppo terroristico dei Talebani in Afghanistan, peraltro, come ormai ampiamente documentato, da loro stessi, in collaborazione con i servizi segreti inglesi e pakistani, creati in chiave antisovietica.

In troppi non hanno “perdonato” a Silvia di essersi convertita alla religione islamica, la stessa dei suoi rapitori, e di essere scesa dall’aereo sorridente e felice, e non triste e provata, nonostante i milioni di riscatto pagati!  Anche chi ha preso le sue difese spesso lo ha fatto in modo ambiguo, mettendo in relazione la sua conversione con il contesto nel quale ha vissuto per 18 mesi. Può certamente essere una possibilità, ma perché escludere a priori, come Silvia ha ripetuto più volte, una libera scelta presa studiando il Corano?

Al di là dei giornalisti come Sallusti, che è arrivato a scrivere che la sua conversione all’Islam è paragonabile ad un internato in un campo di sterminio che, liberato, si presentasse con l’uniforme nazista, e dei leoni da tastiera che magari si nascondono dietro un profilo fake per vomitare il proprio odio, ciò che è più avvilente è la reazione di una certa destra, quella che da sempre propaga odio e che dovrebbe andare in lockdown perpetuo. Tanto per citare alcune “perle” qualche giorno fa, in Parlamento, un deputato leghista ha definito Silvia “neo-terrorista”, dimostrando grande ignoranza e dimenticando appositamente che il maggior numero di morti è dovuto ad attentati di suprematisti bianchi, e che la gram parte delle vittime di attentati di matrice integralista islamica sono proprio musulmani, il che, evidentemente, dimostra in modo incontrovertibile, se ve ne fosse bisogno, che solo una piccola parte degli islamici sono terroristi, proprio come solo una piccola parte di occidental sono suprematisti terroristi!

Per quanto riguarda il nostro territorio va invece segnalato il post facebook di Massimo Giorgetti, vicepresidente della Regione Veneto per Fratelli d’Italia, che ha scritto di non essere affatto contento della liberazione di Silvia, perché ora abbiamo (in Italia) un’islamica in più e 4 milioni in meno!

Il post di Massimo Giorgetti

La vicenda di Silvia riporta alla mente altri rapimenti, altre liberazioni e le stesse ingiurie. Ricordiamo bene, ad esempio, quella delle “due Simone” rapite in Iraq e sbeffeggiate dopo la liberazione per essere andate in luoghi così pericolosi, evidentemente appannaggio dei soli uomini. Ben altra sorte fu riservata agli aviatori Bellini e Cocciolone, abbattuti e catturati dall’esercito iracheno durante un bombardamento nella prima guerra del Golfo, e ricoperti di onore e promozioni alla loro liberazione per il coraggio dimostrato.

Ma il coraggio dimostrato dalle due Simone, come da Silvia, o da molti altri cooperanti e volontarie, che si sono recate in zone pericolose per portare solidarietà e aiuto, è, a nostro avviso, imcomparabilmente maggiore di quello di chi, ad esempio, sgancia bombe da 2mila metri di quota dall’interno di velivoli supertecnologici senza nemmeno saper bene chi ammazza, perché le bombe, proprio come i denigratori di Silvia, sono molto ciniche e poco intelligenti!

Le mascherine con l’immagine di Mussolini

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8 maggio 2020

 

 

 

Riflessioni sul 25 Aprile ai tempi del Covid19

LogoIl 18 Aprile in diretta da Palazzo Barbieri, il sindaco di Verona, Federico Sboarina, dichiara che nel rispetto delle disposizioni ministeriali, si terrà una cerimonia di deposizione delle corone con la sola presenza del sindaco, del prefetto e dell’indesiderato rappresentante delle associazioni dei partigiani. Sarà purtroppo il leader di una giunta contigua all’estrema destra, ormai ben noto per la sua affinità all’ideologia fascista e per aver espresso la volontà di revocare la sede dell’ANPI Verona, a deporre la corona ai piedi del Monumento ai Caduti per la Libertà in Piazza Brà. Un’attacco al 25 Aprile, locale ma non isolato: a Montecitorio, Fratelli d’Italia e Lega, rifiutano di partecipare al momento celebrativo della Liberazione. Sono ormai numerosi i rappresentanti politici, del cosiddetto “centro destra”, che impunemente esibiscono le loro simpatie verso il Ventennio e che, con la complicità del padronato reazionario italiano, attaccano le personalità antifasciste: la rimozione di Carlo Verdelli (attualmente sotto scorta per le minacce ricevute da esponenti di estrema destra) dalla direzione di Repubblica, alla vigilia del 25 Aprile, è il caso più recente. Il risultato è che il fascismo da strada si sente protetto: il 25 Aprile 2020 ignoti issano una bandiera della Repubblica Sociale Italiana a Verona, zona stadio, Piazzale Olimpia.

Sappiamo qual è l’intento dei nostalgici del Fascismo che agiscono cripticamente, nascondendosi dietro i volti di associazioni “presentabili”. Sono un esempio Battiti e Nomos a Verona, e ancora la Onlus milanese Bran.co, attraverso la quale Lealtà e Azione ha raccolto fondi per presunte attività benefiche. I fascisti, attraverso le “tempeste di merda” (termine coniato da Angela Nagle nella sua analisi dell’alt right statunitense) agiscono obliquamente per centrifugare i significati condensati intorno alla Festa della Liberazione e fondativi della Repubblica Italiana. Ma per quanto le strategie politiche di questi personaggi abbiano come riferimento i maestri della propaganda nazista come Goebbels, la consolazione è che i suddetti hanno ancora molta strada da fare. I tentativi di emulazione si traducono in magre e idiote uscite come quelle di La Russa che dichiara: «Il 25 Aprile diventi il giorno del ricordo delle vittime di tutte le guerre del Coronavirus».

D’altro canto i rischi dell’avanzata delle destre illiberali direttamente ispirate al Fascismo esistono e il caso Orban in Ungheria lo dimostra. Pertanto invitiamo a porre in secondo piano l’iniqua attitudine che accomuna le personalità guida delle forze reazionarie e ad insistere sull’analisi dei processi che rendono possibile tale avanzata.

Se specifiche condizioni materiali (che qui non consideriamo) hanno reso possibile l’avanzata del fascismo, è stata la potenza della propaganda e la inettitudine delle opposizioni a consentirne la presa di potere. Tutti noi abbiamo visto come su Telegram, molto velocemente, si sono organizzate migliaia di persone in gruppi suddivisi per provincia con l’intento di scendere in piazza il 25 Aprile, ma con retoriche e modalità tutt’altro che condivisibili. Questo blocco populista, potenzialmente reazionario, se ieri è stato cavalcato dal Movimento 5 Stelle, domani può essere cavalcato da altri. Forza Nuova ha immediatamente tentato di infiltrarvisi, sempre che non siano tra gli organizzatori. Per quanto questo movimento possa apparire spontaneo, è evidente la presenza di una regia. Occorre interrogarsi sull’origine di queste potenti campagne di disinformazione, anche alla luce del fatto che spesso queste sono indirizzate a favorire leader reazionari. Il boom di voti per il Movimento 5 Stelle e Lega in Italia e per Trump negli USA sono un esempio.

Ma una cosa questi gruppi Telegram possono dirci: le relazioni virtuali, sebbene tutt’altro che effimere e smaterializzate, non possono sostituire la voglia dei corpi di incontrarsi. La politica è ancora fatta di corpi, corpi che nelle strade e nelle piazze possono incidere profondamente e che vengono con sempre più forza invisibilizzati dai media e respinti fuori dallo spazio pubblico. È da questa voglia di uscire di casa e di incontrarci che potremmo trarre le potenti energie per organizzare le prossime mobilitazioni, che saranno forse bloccate con presunte motivazioni sanitarie, questo dovremmo tenerlo in considerazione.

Siamo coscienti che l’amministrazione fascistoide cittadina voglia esattamente che celebriamo il 25 Aprile in casa e virtualmente, tuttavia abbiamo deciso che non fosse questo il momento opportuno per disobbedire alle ordinanze. Per questo abbiamo aderito all’iniziativa social del Circolo Pink di Verona e individualmente ricorderemo i partigiani nei luoghi simbolo della resistenza della nostra città.

Se ora siamo ancora nella fase #iorestoacasa presto sarà urgente riorganizzarsi per riprendere le mobilitazioni e invadere lo spazio pubblico negato, per riaffermare i valori della resistenza partigiana, della partecipazione, della solidarietà, della libertà e dell’uguaglianza che hanno attraversato e continueranno ad attraversare tutte le nostre lotte.

LA LOTTA PER LA LIBERAZIONE NON SI FERMA.

PARTIGIANI IERI, ANTIFASCISTI OGGI.

BUON FESTA DELLA LIBERAZIONE DAL NAZIFASCISMO

E’ successo (anche) il 25 aprile 2008

percorsi di memoria

 

Oltre a forze e movimenti che cercano, anno dopo anno, di ricordare la Resistenza e la Liberazione dal nazifascismo, dando ad essa, anno dopo anno, contenuti per attualizzarla e renderla più viva, ogni 25 aprile si tengono  le celebrazioni ufficiali, all’interno delle quali si muovono anche figure istituzionali che vedono quella giornata come fumo negli occhi, evidentemente per un’appartenenza politica che è ben più vicina all’altro fronte, quello dei repubblichini di Salò. Questa vicinanza non è riscontrabile solamente in alcuni ruoli apicali che governano e hanno governato Verona, ma anche la sua Provincia e la stessa Regione Veneto.

Sarà per questo che, anno dopo anno, vengono devuluti finanziamenti e sponsorizzazioni al Comitato per le celebrazione delle Pasque Veronesi, un Comitato formato da gruppi cattolici integralisti e della destra reazionaria e identitaria. La rivolta del popolo veronese contro le truppe napoleoniche, svoltasi tra il 17 e il 25 aprile 1797 è effettivamente una verità storica, ma, come approfondisce in modo davvero interessante questa intervista allo storico Vendrasco, nel blog “Malora”, in realtà fù il frutto di un tranello teso dagli stessi francesi che, identificando Verona come città strategica e di confine, lo misero in atto consci di non poter occupare la città, sotto il dominio dell’alleato veneziano, se non con una valida ragione.

Tra le verità storiche che vengono taciute dagli organizzatori perché scomode vi è anche quella secondo la quale la rivolta popolare, comunque capeggiata dal clero e dai possidenti, si indirizzò contro il ghetto ebraico, additato come “covo di giacobini”. In realtà ciò che muoveva in quella direzione era l’antisemitismo, che già all’epoca era una piaga ben  praticata in Europa. L’uso distorto e strumentale, in chiave identitaria, della storia, risulta quindi evidente nei festeggiamenti che ogni 25 aprile cercano, sostenuti dalle istituzioni, di contrapporre alla Festa della Liberazione dal nazifascismo, il mito di San Marco, rivolte popolari nate malamente e indirizzate peggio e un’integralismo cattolico reazionario che affonda le sue radici nella battaglia di Lepanto, che vide i veneziani sconfiggere i musulmani. QUI la pubblicistica su carta patinata prodotta dal Comitato per la celebrazione della Pasque Veronesi, che invitava a partecipare agli eventi commemorativi dal 16 al 25 aprile 2008.

 

 

 

 

Amarcord…Succedeva il 25 aprile 2008

percorsi di memoria

 

Erano i tempi del sindaco sceriffo Flavio Tosi, degli sgomberi e delle ordinanze sul “decoro”, quelli in cui l’ideologia della “tolleranza zero” si insinuava nelle menti e nelle azioni e degli adesivi che riempivano la città ritraendo il sindaco di profilo nell’atto di spegnere la canna di una pistola fumante, con sotto la scritta “Ho la faccia come il culo”. Erano i tempi della messa a punto di quel laboratorio delle destre che racchiudeva integralisti cattolici, leghiesti, fascisti istituzionali ed estremisti di destra, lo stesso “format” che ora però agisce su scala nazionale.

Era anche il tempo, ieri come oggi, della Resistenza. Il  Circolo Pink, nato come circolo Lgbt ma capace in realtà di offrire l’apertura e la condivisione che lo renderà ciò che è oggi, una realtà insostituibile nel panorama veronese, in grado di fare da collante tra i diversi gruppi, ampliando la propria identità senza per questo rinunciare alla propria specificità. Erano i tempi in cui c’era il Metropolis Cafè, un gruppo che, tra le altre cose, ha avuto il merito di investire sui giovani, facendo crescere una generazione di attivisti che ancora oggi, al di là della situazione contingente, si muovono nell’ambito cittadino. Ed infine esisteva ancora il gruppo del Csos La Chimica, che continuava a R/esistere nonostante proprio il sindaco Flavio Tosi, come primo gesto “politico” della sua amministrazione, avesse mandato le ruspe a demolire la sede del Centro sociale, all’incirca un anno prima, decretando la fine di sperimentazioni sociali che avevano riscosso successo e creato coscienza politica e conflittualità diffusa, senzaa però riuscire a scalfire l’anima di quegli attivisti! Questi erano i soggetti promotori di quelle due giornate, il 25 e il 26 aprile 2008.

L’appello alla partecipazione – 25 aprile 2008

QUI tutti i contenuti e i materiali presenti in archivio e inerenti al 25 aprile 2008

 

SUCCEDEVA UN ANNO FA – Il corteo di Verona città transfemminista in opposizione al Congresso mondiale delle famiglie

30.3.2020    percorsi di memoria

 

 

Il gigantesco corteo della Verona Città Transfemminista, promosso dal gruppo femminista Non una di meno, attraversa la città, contrapponendosi al Convegno mondiale delle famiglie, che unisce elementi dell’estrema destra, integralisti cattolici, ma anche ministri e figure istituzionali della destra istituzionale nazionale e internazionale. Tra gli altri numerosi esponenti veronesi, tra i quali, oltre al ministro della famiglia Lorenzo Fontana, anche il sindaco di Verona Federico Sboarina. Mentre le sale del prestigioso monumento cittadino della Gran Guardia ospitano rigurgiti omofobi e sessisti in salsa medievale, all’esterno circa 150mila persona rivendicano l’autodeterminazione sessuale e denunciano la violenza sessista. Un ricordo che oggi, con le strade completamente vuote a causa dell’emergenza sanitaria dovuta al contagio da Coronavirus, evidenzia un contrasto surreale. Doveroso denunciare che in questi giorni drammatici, le violenze contro le donne sono aumentate notevolmente proprio all’interno delle famiglie chiuse nelle loro case.

Rispolveriamo due video. Il primo è un servizio della trasmissione di La7 “Piazza pulita” intitolato “Dio, patria e famiglia”, che fa chiarezza sulla caratura intellettuale dei partecipanti al Congresso mondiale delle famiglie, raccontando inoltre il retroterra della destra e dell’estrema destra cittadina e i loro collegamenti, senza peraltro tralasciare la voce di chi, in quei giorni, si è opposto con forza ad una visione del mondo traboccante odio e bigottismo.

Il secondo, invece, (molto lungo) ripropone integralmente il corso del corteo che ha attraversato la città il 30 marzo 2019.

Due documenti, quelli che vi proponiamo oggi, che riteniamo importanti per non farci sfuggire, in questi giorni, alcune delle tematiche importanti che non saranno certo scomparse quando l’emergenza sarà finita.